Da qualche parte nei Balcani, anno 1202. I vampiri guerrieri capeggiati da Viktor (Bill Nighy) combattono una feroce battaglia contro il branco di lupi mannari del mostruoso William. Dopo lo scontro William viene catturato e suo fratello Marcus (Tony Curran), un vampiro, prega Viktor affinché gli venga risparmiata la vita.

Nel ventunesimo secolo, la vampira Selene (Kate Beckinsale) e il mutante Michael (Scott Speedman) fuggono dopo aver distrutto la casata di Kraven (Shane Brolly). La coppia è braccata dall'immortale Marcus e dai misteriosi cleaners, i quali cercano un segreto che solo Selene sembra non ricordare. Un segreto che è invece sepolto nei ricordi d'infanzia della donna. Selene e Michael, con le zanne sguainate e le armi cariche, indagano.

Quando si va a vedere un film come Underworld: evolution non ci si aspetta un film impegnato. Lo spettatore vuole spegnere il cervello e godere di un'ora e quaranta minuti di sano intrattenimento. Purtroppo il film manca di tutti gli elementi degni di un buon film d'azione: ritmo, montaggio serrato e colpi di scena. Dopo la prima mezz'ora di proiezione, durante la quale vengono esaurite tutte le idee, la pellicola si trasforma in una sequenza molesta di combattimenti, inseguimenti e sparatorie. Tra esplosioni al ralenti e attori che volteggiano appesi a cavi d'acciaio, la delusione sopraggiunge inesorabile come un appuntamento con il boia.

A questo punto ci si chiede dove abbia sbagliato Len Wiseman: il primo Underworld non era memorabile ma era senz'altro dignitoso, pieno com'era di invenzioni interessanti. Ridurre a uno scontro tra bande l'antica lotta tra vampiri aristocratici e violenti lupi mannari sembrava una bella trovata. Ambientare il film in una città gotica, notturna e piovosa, scopiazzando qua e là Matrix, Blade Runner e Batman, era stata una scelta vincente. I riferimenti shakespeariani erano un po' pretenziosi ma rendevano più credibile l'impossibile storia d'amore tra Selene e Michael.

In questo sequel, che pur si presenta come una evolution, di innovativo c'è ben poco. L'unica buona idea — peraltro già sviluppata nel primo film — è che il vampiro possa conoscere il passato di una persona bevendone il sangue. Questo espediente narrativo viene utilizzato più volte durante il film, ma alla lunga si ha la sensazione che serva solo a giustificare i volteggi della Beckinsale.

Wiseman sembra più preoccupato a scegliere le ottiche giuste per la sua cinepresa che a costruire una storia. Il film è infatti eccellente dal punto di vista visivo, ma una buona confezione non basta a rendere l'azione più credibile. La fotografia di Simon Duggan è buia e sottoesposta. Sono state eliminate quasi del tutto le tonalità calde, trasformando la pellicola in un incubo monocromatico: l'effetto è esteticamente bello ma rende di difficile comprensione le scene più frenetiche. Un plauso va a Patrick Tatopoulos per le sue creature; licantropi e demoni alati — nonché le loro relative trasformazioni — sono molto convincenti, grazie anche alla scelta di utilizzare il meno possibile la computer grafica e contare di più su tradizionali costumi e animatronics. Underworld: evolution è inoltre molto più violento e splatter del suo predecessore. Gli appassionati del genere gioiranno nel vedere il caro vecchio pomodoro scorrere a fiumi. Purtroppo per noi, le note positive del film terminano qui.

Dopo appena mezz'ora di proiezione, le idee si esauriscono e lasciano il posto ai fuochi d'artificio. Tra scoppi e pallottole che fischiano in Dolby Digital, resta ben poco da ricordare. La performance degli attori non riesce a dare spessore a personaggi inconsistenti e banali.

Kate Beckinsale sembra più preoccupata a correre sui tacchi senza perdere l'equilibrio che a recitare. La bella vampira in latex e corsetto salta e volteggia, mette KO dozzine di soldati, atterra da altezze impossibili in pose plastiche e spara con pistole che non si scaricano mai: tutto con la stessa espressione facciale che potrebbe avere leggendo la lista della spesa. Selene è un personaggio che diventa caricaturale sotto l'obiettivo patinato di Wiseman: dopo mezz'ora di combattimenti sguscia fuori dalla sua tutina in gomma fresca fresca come appena uscita dalla doccia e si butta tra le braccia dell'allupato compagno per dare vita a una delle scene di sesso più ammoscianti della storia. Vampiri e lupi mannari lo fanno come i missionari ma, diamine, almeno potrebbero metterci un po' di passione.

Scott Speedman, invece, combatte per quasi tutto il tempo ma finisce al tappeto una volta su due. Il suo Michael si trasforma in un ibrido che somiglia al Devilman di Go Nagai, e quando non sbaraglia licantropi a suon di pugni resta a terra svenuto. La sua battuta più significativa è: "state lontani da me!".

Tony Curran conclude la passerella con un antagonista insulso e per nulla carismatico: forse Wiseman crede che i cattivi vadano davvero in giro con i capelli lunghi e uno spolverino lercio indossato direttamente sul torace villoso.

A parte le due top-model zannute e seminude che fanno capolino a metà film, il resto del cast si dimentica in fretta.

Underworld: evolution fallisce proprio nel suo intento originale: quello di essere un buon film d'azione. Nessuno pretende una sceneggiatura di ferro da un film del genere, piuttosto un pizzico di originalità e soprattutto meno serietà. Il film è di difficile comprensione senza aver visto il primo episodio. La confusione aumenta con il tentativo di creare un antefatto storico alla vicenda. Il risultato non è epico, ma pomposo e pretenzioso.

In un simile contesto le bizzarrie narrative sono ancora più evidenti. Wiseman deve darci l'indirizzo di quella sperduta locanda dove, alle quattro del mattino, c'è più gente e più polizia che a una semifinale di Champions League, e per di più la cucina è aperta. Poi ci piacerebbe essere rinchiusi in quella prigione dove il detenuto può decidere chi deve entrare e ha a disposizione concubine lascive, vini pregiati e cibi raffinati.

Spegnere il cervello non basta a ignorare queste stranezze: alla lunga ci si stanca di sparatorie continue, cuori strappati e crani spappolati. Sebbene Underworld: evolution contenga più scene horror del suo predecessore, non aggiunge nulla di nuovo a quanto già visto. Il film arranca e non convince. Eppure ci sarà un altro sequel. Il finale aperto lascia presagire un terzo episodio della saga, e l'enorme successo negli USA (27 milioni di dollari di incasso in un solo week-end) trasforma questa possibilità in certezza.

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