Mondadori rilancia un mito e lo fa in grande stile con un tomo di oltre 1600 pagine.

Volumi del genere in libreria fanno la loro bella figura ma, lo sanno tutti, sono poco pratici. Inoltre, e questo lo sanno in pochi, possono trasformarsi in armi mortali: un veterinario mi raccontò di un cane di piccola taglia colpito in testa dall'"Ulisse" di Joyce (il libro era scivolato dalla mano del padrone). Nonostante la copertina morbida dell'edizione, non ci fu nulla da fare per il povero Fuffy: quando si dice una lettura pesante.

Per fortuna la tecnologia ci viene incontro grazie al formato digitale, una valida alternativa nel caso di scritti dal numero di pagine elevato. Nel nostro caso, con pochi euro, vi ritrovate in tasca tutto Lovecraft, o quasi. "Questa nuova edizione" scrive Giuseppe Lippi, curatore dell'opera, "consiste in unico volume che raggruppa i quattro già usciti precedentemente negli Oscar Mondadori. Allo stesso tempo ne aggiorna l'apparato bibliografico, contiene una nuova introduzione e mantiene le caratteristiche salienti dei quattro fortunati predecessori, comprese le traduzioni sui testi stabiliti da S.T. Joshi (critico letterario e scrittore, ndr), la dettagliata Cronologia della vita e delle opere dell'autore e altri strumenti di approfondimento". Aggiungiamo che gli scritti sono presentati in ordine cronologico, per esemplificare l'evoluzione dello stile di Lovecraft. Solo i racconti giovanili sono stati relegati alla fine, e giustamente: si tratta di lavori acerbi che, pur avendo in nuce tutti i temi cari al solitario di Providence (che tanto solitario non era), non ne possiedono la forza visionaria ma, citando sempre Lippi, "hanno un interesse principalmente biografico".

Nel tomo sono presenti anche i racconti scritti in collaborazione con altri autori o addirittura scritti esclusivamente per loro in qualità di ghost-writer. "Nessun'altra edizione italiana o internazionale contiene, nello stesso volume, questa seconda parte di materiale", specifica Lippi.

Non troverete ovviamente i racconti perduti né l'inedito "Il Pozzo degli Antichi" pubblicato per la prima volta in Italia nel 2013 sul n. 13 di "Studi Lovecraftiani" (Dagon Press). Il perché tale racconto non sia stato incluso nella raccolta non ci è dato sapere.

Se siete completamente a digiuno di Lovercraft, questa edizione potrebbe essere un ottimo motivo per scoprirlo, sia pur con le dovute precauzioni. Non tutti i racconti di Lovercraft potrebbero piacere (d'altronde lui stesso fu molto critico su alcune sue opere: ebbe da ridire persino su "Herbert West, rianimatore", una delle mie storie preferite); dicevo, non tutti i racconti, compreso i capolavori, potrebbero incontrare i gusti del pubblico moderno ("Le Montagne della Follia", uno dei suoi racconti più famosi, ha sempre avuto su di me uno straordinario effetto camomilla). Il primo consiglio che mi sento di dare per agevolare la lettura del tomo è inserire l'opera nel giusto periodo storico ovvero la prima metà del Novecento. In secondo luogo, è bene lasciarsi trascinare dalla follia visionaria dell'autore senza pregiudizi e aspettative.

 

Della narrativa in generale, non amo le storie a carattere onirico (e alcune nel volume di Lovercraft lo sono). In particolare odio quelle in cui la vicenda narrata si rivela alla fine un sogno del protagonista: ritengo questo genere di scrittura un colpo basso nei confronti del lettore. Lovercraft per fortuna si dimostra leale: molti dei suoi primi scritti infatti lasciano nel dubbio, non ci permettono di capire se l'orrore di cui siamo stati testimoni sia stato frutto di un incubo o delle visioni di un pazzo, salvo scoprire, col procedere dei racconti, che quanto letto fino a quel momento era solo il presagio di qualcosa di vero, mostruoso, pronto a ridestarsi dopo un sonno durato millenni.

Sì, perché, come recita il poeta pazzo Abdul Alhazred, Non è morto ciò che può attendere in eterno/ E in strani eoni anche la morte può morire ("La città senza nome").

Ben tornato Howard.