La Rabbia, irrefrenabile, contagiosa, cieca, ha ucciso l'umanità. Non importa a niente e a nessuno se sia rabbia nata da un virus creato in laboratorio o dall'istinto di sopravvivenza. Il risultato non cambia.

La Rabbia ha ucciso l'umanità.

Danny Boyle, già regista dell'indimenticabile Trainspotting, ci proietta in un futuro a noi molto vicino (attenzione! Potrebbe succedere davvero tra quattro settimane!) in cui il contagio s'è propagato attraverso il sangue e nel sangue ha affogato i contagiati. Punto di origine: alcune scimmie utilizzate per bizzarri esperimenti, legate davanti a televisori che trasmettono senze requie immagini di guerra e scontri di piazza - il telegiornale a cui siamo abituati, insomma. Punto di arrivo: una Londra devastata e deserta. Nello scenario da day after si muove, spaesato, un Cillian Murphy che urla aiuto! Aiuto! Aiuto! Il poveretto s'è appena svegliato dal coma, e il mondo che ha trovato fuori dall'ospedale è decisamente diverso da quello che aveva intorno al momento dell'incidente che gli ha fracassato il cranio. Si rifugia in una chiesa e lo spettacolo che lo attende, qui, è di quelli che marchieranno a fuoco la storia del cinema horror: le navate sono piene di cadaveri... centinaia di cadaveri, ammucchiati l'uno sull'altro, a putrefarsi nella penombra. Poi, d'un tratto, alcuni corpi si muovono. Una porta si spalanca e fa il suo ingresso un prete che arranca, sbava, grugnisce, e tenta di aggredire il ragazzo. Comincia così una fuga attraverso cio' che rimane di Londra, per scampare a contagiati rabbiosi che urlano come scimmie spellate e corrono più veloci di un centometrista. Solo l'intervento di due "sani" armati di molotov salva il bell'adormentato dalla fine riservata alla quasi totalità dei suoi concittadini...

I primi trenta minuti di 28 giorni dopo sono dirompenti, e mozzano il fiato nei polmoni; poi è un crescendo da sudori freddi e salivazione azzerata. Ci si rende facilmente conto di essere davanti a un film spaventosamente vicino al capolavoro (alla prima visione lo si intuisce, le successive confermano l'intuizione, arricchendo il film di nuovi spunti, nuove suggestioni, nuovi dettagli).

Boyle riprende il materiale grondante sangue, pus e ispirazione dei tre film della trilogia degli zombi di George Romero e lo amalgama in quello che definire "remake" suonerebbe ridicolo: le citazioni vengono fatte con ordine e lucidità, come solo un allievo fedele al maestro poteva fare e La notte dei morti viventi, Zombi e il Giorno degli Zombi forniscono la struttura per un'opera tutta d'un pezzo, senza una sbavatura che sia una, un'opera che riesce a essere, in un sol colpo, puro intrattenimento (come il cinema deve sempre essere) e rappresentazione agghiacciante dell'orrore. Niente metacinema a corrompere l'impresa, fortunatamente, e niente onanismo autoristico. Boyle compie un'operazione paragonabile a quella di Quentin Tarantino in Kill Bill (I & II) impossessandosi di ciò che, evidentemente, ama (in questo caso i film di Romero) e riproponendolo in una versione nuova e personale. Boyle non copia... possiede. Se il suo è manierismo, è manierismo d'altissima classe, quasi inavvicinabile.

Come detto, 28 giorni dopo è spaventosamente vicino al capolavoro. Tutto contribuisce: il make-up, la ripresa in digitale, l'ottima recitazione, la scenografie curatissime, il significato stesso della pellicola, il suo simbolismo, una volta tanto insinuato invece che spiattellato come troppo spesso accade. Una nota di merito particolare va poi alla colonna sonora, scritta da John Murphy (col sostegno spirituale di Brian Eno): oscura e angosciante, ipnotica e avvolgente, accompagna il film come farebbero le melodie acide dei Radiohead.

Extra

Un lungo documentario in cui si comincia parlando allegramente del film di Boyle e si finisce con l'apprendere che una pandemia mortale è uno scenario al quale dobbiamo prepararci; quindi conviene mettersi già l'animo in pace, iniziare a fare scorte di viveri e magari, nei momenti di relax, pensare a come si potrebbero sbarrare porte e finestre. Poi moltissime scene tagliate (tra cui il famoso finale alternativo in cui uno dei protagonisti muore), storyboard, gallerie di immagini, video musicali e il trailer cinematografico originale.