Per un reality televisivo sulle persone che lavorano mentre il resto del mondo dorme, la cronista Angela Vidal (Jennifer Carpenter) e il suo cameraman Scott (Steve Harris) devono coprire un turno di notte con una coppia di pompieri di Los Angeles. Dopo una serata noiosa, una drammatica chiamata alla polizia nel bel mezzo della notte li porta in un piccolo complesso di appartamenti. I poliziotti sono già sul posto per delle violente urla che provengono da un appartamento del terzo piano. Essendo capitati in mezzo a una storia importante, Angela e Scott sono determinati a registrare tutto. Dopo essere entrati nel complesso per indagare, trovano un’anziana signora in camicia da notte, che sta da sola nell’oscurità. E’ piena di sangue, il suo respiro affannoso e incerto. Sembra malata, ma quando un poliziotto si avvicina per aiutarla, lei improvvisamente lo attacca… coi denti.

Il gruppo sottomette la donna e tenta di ottenere aiuto per il poliziotto ferito. Ma quando cercano di uscire dal complesso, scoprono che il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie ha messo in quarantena l’edificio. Tutte le uscite sono sigillate e sorvegliate da uomini armati. Telefono, internet, televisione e cellulari non funzionano più e gli agenti non forniscono nessuna spiegazione alle persone bloccate all’interno. Il complesso di appartamenti e i suoi residenti crollano rapidamente nel panico. Cercando di trovare un senso a quello che sta accadendo, i residenti sono costretti ad aiutarsi tra loro.

Poi, arriva un altro urlo dall’alto. Nella sala dell’atrio in cui tutti sono riuniti, un corpo cade dal terzo piano. E gli attacchi riprendono…

QUARANTENA [REC]ENSITA:

Secondo gli studiosi, perlopiù psicologi e psichiatri, un gemello che cresce in ambienti differenti, ma con lo stesso corredo genetico, potrebbe sviluppare le stesse caratteristiche comportamentali dell’altro nonostante sia cresciuto con stimoli ambientali del tutto differenti. Se tale concetto fosse applicato ai film parleremmo di Quarantena come di un gemello omozigote cresciuto in un ambiente arido dall’alto tasso di mortalità narrativa. Perché Quarantena è l’evidente prova che negli States le idee sono morte e che bisogna “operare” sugli impianti genetici dei nuovi “prodotti” per poter far sopravvivere un gigante cinematografico dall’aria sempre più cupa e spossata come il mercato americano.

Diretto da John Erick Dowdle sulla sceneggiatura del fratello Drew Dowdle, e del film REC di Jaume Balagueró e Paco Plaza, il film si caratterizza in maniera preponderante per l’impatto duro e reale da strada che accompagna le avventure di una piccola troupe televisiva intenta a filmare la curiosa vita dei pompieri. La telecamera si muove affinché lo spettatore si abitui ai tempi morti del Fire Department of Los Angeles, poi scocca il decimo minuto e la sirena dell’incidente scatenante si accende. In un palazzo di Los Angeles sta per accadere l’imprevedibile…

Di certo la presenza scenica della Carpenter adombra la spagnola Manuela Velasco che nonostante sia stata davvero molto brava non ha mai potuto provare l’ebbrezza della possessione demoniaca (ricordate la Carpenter in L'esorcismo di Emily Rose?). A parte questo dettaglio sovrannaturale, il film è interpretato davvero molto bene, lo stile c’è e si nota, soprattutto tra gli interpreti che portano in alto il nome degli Studios americani. Gli effetti sono all’altezza del suo predecessore. Ma allora perché negli States la “quarantena” per il film non è mai scoppiata? Eppure in Casa Obama, REC non è mai sbarcato se non grazie a un “volontario” asilo politico offertogli dal “Club dei Pirati”. Non sarà che il gemello americano, nato dalla stessa sceneggiatura del film iberico, risenta di qualche anomalia genetica? Di certo la scienza è scienza e i film sono film, ma un’attenta analisi al microscopio ha evidenziato inquadrature alla Youtube, che anziché dare supporto alle immagini come avrebbe voluto il regista, sono in realtà una mazzata in fronte. Il concetto di amatoriale infatti non si sposa bene con un cameraman professionista di una emittente televisiva. Ecco perché le estenuanti zoommate e sfocature dell’operatore indeboliscono la visione del film. A tratti scura, l’immagine in movimento risulta difficilmente distinguibile come a dire: “vedi che sto cercando di farti capire che qui c’è una situazione ansiogena?”. L’effetto suspense è ininterrottamente disturbato. Non si capisce chi scappa, chi muore, chi corre. Mettiamoci anche il non sense di realizzare un twin-film al REC iberico. Aggiungiamoci un pizzico di “violenza telefonata” e la frittata è pronta. E tutto, ovviamente, a svantaggio degli adoratori di REC. Quarantine è così, a tratti entusiasmante, a tratti ripetitivo. L’operazione iniziale di farne una copia per la cinematografia americana va bene, ma riportarlo su un territorio già saturo di epidemie costringe l’adoratore di cui sopra a qualche sbadiglio, e a non sorprendersi per scene all’ultimo respiro. Ti viene da sorridere quando Scott, il cameraman, mentre si appresta a sacrificare la telecamera sul volto di una zombie-girl sporca l’obiettivo di sangue, per la serie: se prima non si vedeva, adesso…

In ultima analisi Quarantine potrebbe piacere, perché no, a chi ha avuto la sfortuna di non vedere il precedente originale. Il finale è sempre adrenalinico, funzionale e ben girato, ma il film per l’Europa non può che risultare un clone, un dejavù. Come vivere un incubo in cui basta un cenno per capire che si sta sognando e far svanire il pericolo per sempre.