Uscito lo scorso giugno per la Season Of Mist, il nono lavoro in studio della storica band greca è uno degli album più interessanti in ambito symphonic death metal di questo 2014: così come era successo con il precedente lavoro Great Mass del 2011, ai consueti momenti di death-speed parossistico e growl, da sempre marchio di fabbrica dei Septicflesh, si affiancano, e questa volta in modo preponderante, spunti sinfonici (per opera ancora una volta della Filarmonica di Praga, con la quale il gruppo è arrivato alla terza collaborazione) e diverse parti di matrice gotica nelle melodie e nel cantato. Il risultato di questa proposta intricata e apparentemente schizofrenica è sorprendente

Durante l’ascolto (e ce ne vorrà più di uno per districarsi dalla complicata struttura del pezzi) ci si accorgerà che i cambi di tempo, gli stacchi, le improvvise accelerazioni o rarefazioni dei pezzi, anziché frammentarli, donano un continuum che sembra ubbidire a un preciso ordine prestabilito: ecco così che un riff death velocissimo, seguito da uno spunto sinfonico o pezzo gotico e rarefatto, riescono incredibilmente ad amalgamarsi in modo armonioso, dinamico e naturale. Un pregio e una virtù non comuni che danno a Titan un grande valore aggiunto.

Il miglior esempio di questo mix lo troviamo nella seconda track, Burn, dove, a una prima parte velocissima e dal cantato growl-brutal, si alternano momenti più rallentati con atmosfere ancora più sinistre e di gran drammaticità che si aggiungono a quelle inquietanti presenti nelle parti veloci e un cantato gotico nel ritornello di grande effetto. Il pezzo più rappresentativo del disco, che già era partito in pompa magna con la sinistra War in heaven.

Divertente il breve stacco minimal-orchestrale durante la marziale e quasi black metal Order of Dracul dove un violino degno di Sherlock Holmes suona strampalato su delle note di clavicembalo. Ecco poi Prototype, cupissima, con toni apocalittici e dai riff iniziali quasi nu-metal (!) che, però, con l’entrata dell’orchestra, fanno ritornare il pezzo in ambito symphonic; subito a seguire Dogma, dai cori maestosi e drammatici durante i quali sembra quasi di ascoltare un’opera lirica (sensazione che ritroviamo anche nella tiratissima e schizoide title track), e Prometheus, con un riff gotico che del brano fa da spina dorsale sul quale si innesta l’orchestra aumentando così tensione, dramma e maestosità. Menzione speciale anche per le atmosfere gothic-horror di Confession of a serial killer, con melodie da danza macabra e da vera e propria ghost story (mi ha evocato un’ambientazione notturna in un castello diroccato con un fantasma che si aggira tra le rovine e che, pur non apparendo, fa sentire, eccome, la sua presenza. Ascoltare per credere!). Chiudono le brevi Ground Zero, il brano forse meno barocco e più death oriented, e la sinfonica relativamente poco intricata The first immortal.

Mai banali o prolissi, strumentisti molto professionali e affiatati, i Septicflesh sembrano tessere queste trame in modo spontaneo e senza difficoltà, riuscendo a far calare e coinvolgere sempre l’ascoltatore in atmosfere molto sinistre e ancestrali. Ascolto e acquisto vivamente consigliato!

Titan è disponibile in quattro formati diversi: Jewel case CD, Digipack CD, vinile in colori diversi e limited edition box set.

Qui sotto trovate la prima parte del making of Titan con la Filarmonica di Praga, preso direttamente dal canale Youtube della band.

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