“L'ora del lupo è l'ora tra la notte e l'alba. È l'ora in cui molte persone muoiono, quando il sonno è più profondo e quando gli incubi sono più reali. È l'ora in cui gli insonni sono tormentati dalle loro più profonde paure, quando i fantasmi e i demoni sono più potenti. L'ora del lupo è anche l'ora in cui molti bambini nascono.”

Johan Borg (Max Von Sydow) è un pittore che ha ottenuto successo grazie ai suoi ritratti. Per trovare l'ispirazione decide di trasferirsi con la moglie Alma (Liv Ullmann) su un'isola disabitata, conducendo una vita da eremita. I personaggi da lui disegnati ben presto abbandonano la sua mente per popolare il castello dell'isola, riportando in vita mostri di un passato non troppo lontano. Sarà da questi spettri che Alma dovrà cercare di proteggere la serenità del loro matrimonio.

La Dolmen home video presenta L'ora del lupo come l'unico film horror girato da Ingmar Bergman. Tuttavia, pur essendovi qualche elemento riconducibile al genere, risulta difficile collocarlo all'interno del panorama cinematografico mondiale. Tutta la filmografia bergmaniana, per le sue caratteristiche intrinseche, andrebbe considerata a sé stante, solitaria come l'isola di Fårö, location di una parte consistente dei suoi film. Nonostante L'ora del lupo abbia preso vita su un'altra isola, quella di Hovs Hallar, l'ambientazione ricorda molto la più nota Fårö.

Uno dei pochissimi termini di paragone esterni è il contemporaneo Fando e Lis di Alejandro Jodorowsky, storia di una coppia di giovani amanti ossessionati dalla ricerca della felicità. A differenza di Fando, che costringe la sua compagna a seguirlo nella disperata ricerca della magica città di Tar, l'artista Johan Borg decide di isolarsi dal mondo per poter scacciare il suo passato e trovare la serenità dedicandosi unicamente alla sua passione per la pittura e a sua moglie. Entrambi i personaggi hanno lo stesso fine, ma mentre il primo rincorre il miraggio di un paradiso perduto, il secondo cerca di fuggire dall'inferno della sua ombra. Così, gradatamente, le molteplici componenti della personalità di Johan cominciano a materializzarsi come i bizzarri caratteri che popolano il castello dell'isola, riportandolo inesorabilmente alla realtà da cui ha cercato di sottrarsi.

Nonostante il cast conti di una dozzina di attori, i personaggi sono solamente due: Alma e Johan. La prima viene interpretata dalla sola Liv Ullman. Invece Johan, alter ego dello stesso Bergman, viene scisso in due componenti principali: le fattezze fisiche sono assunte da un eccelso Max Von Sydow, mentre la sua caratterizzazione psicologica viene materializzata dall'intera compagnia di mostri che lo ossessionano.

Tale stratagemma narrativo sfocia in una delle più riuscite analisi introspettive della storia del cinema. Ogni figurante è riconducibile con modalità biunivoca a un preciso aspetto della personalità del protagonista, descrivendo la molteplice realtà intrinseca della mente umana tramite la complessità di personaggi secondari. In tal modo Bergman rappresenta il concetto secondo cui ogni soggetto è l'insieme di una moltitudine di personalità, le quali si manifestano esteriormente (e interiormente) nel carattere di quel soggetto. Il modo di essere di ogni persona è paragonabile a una radiografia della sua psiche, immagine che scaturisce dalla somma di più piani sovrapposti indistinguibili l'uno dall'altro se non tramite mezzi più sofisticati. Con L'ora del lupo Bergman acquisisce assialmente singole sezioni della mente umana, recuperando la dimensione perduta.

Il tomografo Bergmaniano si basa su un teorema fondamentale, cioè che il tentativo di studiare l'inconscio tramite schemi scientifici equivale a cercare di razionalizzare qualcosa di irrazionale per definizione. L'ora del lupo diviene così uno splendido esempio di arte come mezzo per indagare la mente, un atlante anatomico dell'universo onirico. In tal senso, nell'opera si possono intravedere quei concetti che, solo negli ultimi anni, stanno facendo rivalutare le potenzialità della medicina come scienza esatta, a favore di una concezione che da sempre maggiore importanza alla plurale unicità che caratterizza ogni soggetto.

L'altro grande argomento trattato è l'analisi del rapporto di coppia, più volte ripreso da Bergman. Quello che si cerca di indagare è quanto due persone possano arrivare a comprendersi vivendo per molto tempo insieme. La centralità del tema viene esplicitata dai monologhi di Alma in apertura e chiusura, la quale pone il quesito a un invisibile interlocutore, scelto come depositario del diario di Johan.

Alma è il fulcro attorno cui si sviluppa tale tematica. I due coniugi giungono sull'isola immersi nella serenità del loro amore, accolti da uno splendido melo in fiore. Passa poco tempo e Johan comincia a chiudersi in se stesso, a divenire irascibile e a scansare la moglie e le sue moine. Una notte decide di soddisfare la curiosità di lei, mostrandole gli schizzi dei mostri da lui incontrati sull'isola. Sconvolta dalle stranezze del marito, Alma comincia a realizzare che c'è qualcosa di oscuro nell'animo del suo compagno. Tuttavia la fiducia che ha nell'amore e nella completezza dei suoi sentimenti, la spingono a scavare oltre e ad addentrarsi nei meandri dell'intimità del marito. Johan dal canto suo cerca di condividere la tremenda realtà risorta dall'ombra, tanto che Alma stessa comincia a vedere gli strani esseri che lo tormentano. Ma la moglie giunge infine a un punto in cui non le è più permesso proseguire, una soglia oltre la quale si nascondono segreti imperscrutabili. Sfiorare la maniglia dell'insondabile scaglierà la giovane moglie fuori dai pensieri di Johan.

Nel frattempo il pittore viene dilaniato da un tremendo conflitto interiore, che lo vede in bilico tra il sogno sereno di una vita semplice accanto alla moglie e i fantasmi di quello che è stato e non potrà più essere.

Il verdetto è insindacabile: nel rapporto tra due persone conoscersi oltre un certo limite è impossibile. Certi aspetti del nostro animo sono imperscrutabili anche a chi ci sta più vicino e cercare di scoprirli mina l'integrità di ogni relazione.

Lo sfondo di quest'immensa costellazione si realizza stranamente in uno dei più dinamici film bergmaniani. Di solito le opere del regista svedese sono caratterizzate da lunghi dialoghi che colorano, con la loro profondità e intensità, immagini di grande bellezza ma piuttosto statiche, tanto che sembra di trovarsi di fronte a film raccontati. Un esempio è l'immediatamente precedente Persona, forse il migliore mai girato da Bergman, un dialogo (se così si può chiamare) tra un'infermiera e la sua assistita rinchiusa in un mutismo assoluto. L'ora del lupo è invece uno dei suoi lavori più dinamici, in cui i dialoghi, sempre fondamentali, lasciano maggior spazio alla componente visiva e al racconto sotto forma di azione. Il risultato è visionario, a tratti surrealista, dando vita a una serie di immagini oniriche che sembra aver ispirato alcuni registi tra cui David Lynch. Lo stile onirico e introspettivo ha sicuramente qualche analogia col regista americano, ma quest'ultimo si esprime, seppur con immagini simili, in maniera decisamente più criptica. Al contrario il film svedese mostra una limpidità e una chiarezza nella rappresentazione dell'io che nello stile criptico di Lynch sono deliberatamente esiliate.

Tecnicamente, L'ora del lupo rientra perfettamente nei canoni bergmaniani. I due protagonisti sono interpretati dai fidati Max Von Sydow e Liv Ullmann, entrambi apparsi più volte nelle opere dello svedese. Von Sydow riesce a rendere tutto il dramma che scuote un personaggio tanto complesso, superando i suoi già elevati standard di qualità. Liv Ullmann appare in vesti molto simili a quelle assunte in opere passate e future di Bergman, panni che le si addicono in maniera tanto naturale da sembrare una seconda pelle.

La direzione delle luci è di Sven Nykvist, altro collaboratore usuale di Bergman ed esempio ancora oggi inavvicinabile per maestria nel saper gestire le fonti luminose. La scala di grigi della pellicola viene sublimata da un alternarsi di forti contrasti, in cui la prevalenza del bianco o del nero varia fortemente a seconda della situazione, sottolineando in alcuni casi la calma rilassata di un crepuscolo che va svanendo, in altri l'energia tremenda con cui i ricordi riaffiorano. Mentre il buio va mano a mano inghiottendo il tepore dell'ambiente familiare, l'esplosione di memorie si manifesta con l'intensità accecante del lampo. Il risultato è una sinergia totale tra regia e fotografia, ineguagliabile per la perfetta armonia che si viene a instaurare.

In conclusione L'ora del lupo è un capolavoro senza mezzi termini. Come tutti i film di Bergman, rappresenta un esempio del baratro che si interpone tra la produzione industriale hollywoodiana e il cinema d'autore, l'unico che può essere considerato arte sotto ogni punto di vista. Chiunque voglia farsi una cultura di cinema che vada oltre il sacchetto dei pop-corn non può esimersi dalla visione, ma anche lo spettatore medio dovrebbe trovare ogni tanto il piacere di vedere qualcosa di diverso, qualcosa che ormai non esiste quasi più.

Valutazione tecnica

Il video e l'audio sono riproposti in ottimo stato. Si consiglia la visone il lingua originale per apprezzarne appieno tutte le sfumature.

Extra

Sono limitati alle schede filmografiche del regista e di Liv Ullmann. Tuttavia, qualsiasi contenuto aggiuntivo sarebbe apparso superfluo.