I figli della notte portano su un nuovo livello lo scontro con Blade: filmato mentre uccide per errore un essere umano, il diurno è ora ricercato dall'FBI. Mentre questa traccia si esaurisce rapidamente, una nuova minaccia si profila all'orizzonte: Dracula, il più antico di tutti i vampiri, è stato risvegliato, e ha giurato di porre fine alla vita del diurno, per dimostrare di esserne superiore. Ma ad affiancare Blade giungeranno i “Night Stalkers”, giovane gruppo di cacciatori di vampiri guidati dalla bella Abigail e da Hannibal King.

L'aspettativa verso i terzi capitoli è ovviamente bassa: se già si dice che i “numero due” non siano all'altezza degli originali, dei “numero tre”, a parte rarissimi casi, non è neanche il caso di parlare. La saga di Blade ha però un precedente a favore, quel sequel per la regia di Guillermo del Toro che ha quantomeno degli estimatori, alcuni dei quali lo considerano persino maggiore del primo. Sgombriamo il campo da aspettative per questo Blade Trinity, e chiariamo subito che le aspirazioni di del Toro sono state abbandonate, e per certi versi viene da pensare che sia un bene. Siamo di fronte a un onesto film-videoclip, che non pretende di essere nulla più. Un bello spot veloce, curato nelle tonalità scure e ben coreografato.

Due elementi che sulla carta avrebbero permesso al film di dire qualcosa di più sono praticamente sprecati. Il primo è lo scontro di Blade con i media e l'umanità “ufficiale”, che opportunamente esplorato avrebbe costituito un arricchimento del personaggio quale paladino incompreso dell'umanità. Certo, nulla di nuovo nell'universo supereroistico, ma Wesley Snipes sembra amare il suo personaggio (è anche tra i produttori) e un po' di spessore avrebbe giovato.

L'altra occasione persa sono i Night Stalkers, che finiscono per essere il tentativo di fornire anche ai giovanissimi alcuni personaggi in cui identificarsi. Se il vecchio Blade aveva un lato positivo, quello era era il suo essere talmente monolitico da evitare simpatie troppo facili; niente ammiccamenti allo spettatore, né battutine forzate per mendicare un sorriso, come troppo spesso accade in molti film pensati per il grande pubblico. La produzione di Blade Trinity fa marcia indietro anche su questo, e il risultato è francamente fastidioso, anche se non è detto che non raggiunga il suo scopo con le fasce più giovani del pubblico. Abigail Whistler è una ragazzina che arriva persino ad ascoltare mp3 scaricati da Internet quando combatte, e Hannibal King è una fonte continua di battute di spirito. Se siamo ben disposti, di tanto in tanto potremmo sorridere.

Il film segue binari canonici, nel tentativo di costruire un villain all'altezza del protagonista che rende "degno" lo scontro finale verso cui tende tutta la sceneggiatura. Scelta particolare, che suona più come un errore di casting che come un'effettiva decisione, Dominc Purcell nella parte di un Dracula marcatamente “tamarro”, molto diverso dal signore delle tenebre a cui siamo abituati, nonostante si vanti di aver letto Bram Stoker. Si va avanti a guardare per inerzia, tra dialoghi di una banalità sconcertante e iconografie risapute (moto, occhiali da sole, abiti di pelle scura) per un insieme che vira verso l'insipido, senza mai cadere ma neppure decollare.

Una postilla inquietante. David S. Goyer, sceneggiatore e regista del film, ha firmato gli script di Batman Begins e di Ghost Rider, presto nelle sale, ed è già stato ingaggiato per un lungometraggio sul personaggio di Flash, quasi a Hollywood lo ritenessero il nuovo sciamano del cinema di supereroi. La qualità di Blade Trinity è un triste presagio del futuro: è questo che dobbiamo aspettarci, per le prossime pellicole provenienti dai comics?