No, niente horror sovrannaturale condito di mistery. E nemmeno film telecamera in spalla. Jaume Balaguerò ha tagliato con il passato e con il presente del cinema horror. "Avevo bisogno di qualcosa di diverso, di quotidiano, e di reale..." 

Lo abbiamo incontrato per voi a Roma, sotto il sole cocente di fine giugno. Ecco cosa ci ha raccontato: 

HM: Con Bed Time ti addentri in un filone horror particolare, quello delle psicologie distorte. Cosa aveva questo progetto, in più o di diverso, rispetto alle altre idee cinematografiche che ti sono state sottoposte, ma anche rispetto ai film dello stesso genere?

Balaguerò: Con questo film raccontiamo la storia di uno psicopatico atipico, che non agisce attraverso gli elementi conosciuti nel genere horror: non ci sono torture, o cose di questo tipo, ma metodi arguti che l'antagonista mette in scena per provocare danni sottili, perversi e reali. 

E' stato questo personaggio antagonista, così credibile e vicino alla realtà quotidiana, a convincermi; ed è un po' la sua biografia a fare la differenza rispetto agli stereotipi del genere fino a oggi conosciuti. Io lo considero un po' l'ago della bilancia, ma anche la nostra scommessa con la storia raccontata, che vorrebbe generare empatia non solo nei confronti della vittima, ma anche nei confronti della vita del cattivo.

HM: L'idea del film nasce da un bizzarro fenomeno americano: quello di estranei che passano la notte indisturbati in casa d'altri, senza che gli inquilini ne sappiano nulla. Quanto è stato difficile trovare la chiave di lettura giusta per far sì che tale fenomeno riuscisse a funzionare anche in una terra diversa come la Spagna?

Balaguerò: Sì, la sceneggiatura originariamente era ambientata proprio in America, a New York, ma l'universalità della storia, non trattando un personaggio con la motosega che squarta povere vittime in una remota località tipica della provincia americana, nella sua essenza gioca sulle piccole cose, su quei piccoli elementi, ed eventi del vivere quotidiano, che hanno reso possibile il cambio di scenario. 

HM: Nel filone delle psicologie distorte è importante tenere alta la tensione, più suggerendo la paura che non rappresentandola con litri di sangue.  Visto che l'ambiente è sempre una palazzina, e che è arduo lavorare in un solo spazio chiuso, è lecito aspettarsi qualche stratagemma emotivo vincente di REC all'interno di Bed Time? O i paletti del genere impongono rigorosità imprescindibili?

Balaguerò: Diciamo che le due modalità narrative non permettono di utilizzare stratagemmi, né in un senso, né nell'altro. REC è molto concentrato in uno stile che cerca di immergere lo spettatore in una situazione il più soggettiva possibile, mentre in Bed Time si gioca molto con gli elementi classici della suspense, che in questo caso abbiamo utilizzato in maniera chirurgica, nonostante si utilizasse sempre una palazzina come location di base.

HM: E' stato difficile farsi accettare un'idea horror più classica, che si discosta un po' dal trend di mercato attuale, molto più concentrato sul mokumentary, visto che c'è la crisi economica e che l'horror è comunque un genere di nicchia?

Balaguerò:Penso che il mokumentary abbia generato della saturazione e che il pubblico non ne voglia poi più tanto. Quello che invece secondo me funziona nel cinema sono delle idee interessanti e credibili, vicine alla quotidianità, per questo io non definirei il mio film horror puro, ma più un film di suspense: un thirller psicologico, che poi tra i generi classici è quello che mi si addice di più. E' in questi generi di film che mi sento a mio agio proprio perché riesco a giocare con gli elementi tipici del genere che conosco bene.

HM: Dopo Bed Time? Cosa bolle in pentola?

Balaguerò: Be', sapete già di REC Apocalypse... per il resto si vedrà (sorride).

E ora la sinossi e il trailer italiano del film:

Tutti noi sappiamo chi sono i nostri amici, ma i nostri conoscenti? Cosa sappiamo veramente di quelle persone che hanno un ruolo minore nella nostra vita di tutti i giorni? E quanto ne sanno loro su di noi?

Cesar lavora come portiere in un palazzo di Barcellona. Non sa cosa sia la felicità e si accontenta di trovare le sue ragioni di vita giorno dopo giorno. Affronta il suo lavoro quotidiano praticamente ignorato dagli inquilini del palazzo, ma lui li osserva attentamente. Conosce i dettagli più intimi

delle loro vite, sa tutto di loro, specialmente di una di loro.

Clara è una giovane donna spensierata e contenta, che vede sempre il lato positivo nelle cose. Il suo approccio positivo alla vita e il suo costante buon umore fanno venire a Cesar la pelle d’oca.

Non sarà contento fino a quando non sarà riuscito a cancellare quel sorriso dalla faccia di lei, una volta per tutte, perché Cesar si nutre del dolore degli altri. Gode dell’infelicità e delle angosce altrui e non c’è niente che ami di più che piantare il seme della disperazione e vederlo crescere. In Clara ha trovato la vittima perfetta, e si spingerà fino al limite più estremo pur di rendere la sua vita un inferno.

Ma Cesar comincia a sentirsi un po’ troppo sicuro di sé e ben presto tutti quei piani che ha studiato accuratamente cominceranno a palesarsi... Fortunatamente per lui, ha ancora un ultimo asso da giocare.