Nicola Lombardi, ferrarese, classe 1965. Le sue storie del terrore ricoprono quasi un trentennio del panorama horror italiano. Al di là della tua produzione letteraria, che persona è Nicola Lombardi nella vita di tutti i giorni?

Domanda imbarazzante. Non è mai facile, e neppure attendibile, formulare rappresentazioni di sé. Chi mi circonda (e a volte sopporta) sarebbe senz'altro più qualificato a rispondere. Comunque, posso garantirti che nella vita di tutti i giorni sono allenato a non lasciar trapelare affatto quanto con buona costanza mi ribolle in testa: lavoro in una libreria religiosa, e la domenica c'è pure chi mi affida (ignaro!) i suoi bambini per il catechismo... Insomma, come puoi vedere, il Nicola quotidiano sa mantenersi a distanza - pur se solo all'apparenza - dal Nicola narratore di incubi. Non dico che siamo in casa di Jekyll & Hyde, ma ci aggiriamo nei paraggi.

Quando e perché hai iniziato a scrivere?

Le mie prime (e assolutamente non memorabili) prove narrative risalgono ai quattordici, quindici anni. La ragione per cui ho cominciato a scrivere risiede essenzialmente in una passione sfrenata per l'horror, passione che coltivo fin da bambino. L'emulazione è stata poi un'altra molla fondamentale; ho acquistato il mio primo libro di racconti dell'orrore all'età di tredici anni (libro che paradossalmente si intitola Il secondo libro dell'orrore!), e credo proprio che da quel momento sia maturato in me il desiderio di infilare in qualche libro, un giorno o l'altro, anche il mio nome.

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