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Loro cercan la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare di esser stati presi per il sedere.
Ci sarà allegria anche in agonia col vino forte,
porteran sul viso l’ombra di un sorriso
fra le braccia della morte.
(Fabrizio De André, “La città vecchia”)
Fuori dal Wild West Pub la notte sta arrivando. Seduto al bancone, attraverso la vetrata vedo la notte cominciare a sciogliersi e colare come plastica fusa sui tetti e sulle strade, diventando ogni minuto più scura, più densa, come cioccolata calda. Sulle auto, sulle persone, la notte. Dentro il bar, in fondo al bancone, un uomo sta finendo di raccontare la sua storia. Se ne sta appollaiato là, con il culo schiacciato sullo sgabello e i gomiti piantati sul bancone, come una fottuta mosca da bar. E dice:
— Era tutto ciò che restava di lui. Una crosta.
Al che un altro uomo inizia un'altra storia e dice:
— La mia donna è un po’ di tempo che si chiama “libera”.
E il tono è quello di un rosario.
La mia storia è diversa. Ogni storia è diversa. Ogni persona è speciale. Siamo tanti burattini danzanti, ma tutti con la nostra piccola fiamma che ci brilla dentro. Io sono colui che i messicani di Piazza Aldrovandi battezzarono “El Brujo”, lo stregone.

Questa sera, come tante altre sere, ho un appuntamento qui al Wild West con Angelo. Dice di essere un vero angelo caduto e di essersi fatto segare via le ali in un garage del quartiere Pilastro. Che è un po’ anche la storia di Mela. A volte, come la notte scorsa, sogno di avere anch’io ali di angelo, ma non riesco mai a volare, saltello qui è là come una gallina e nel sogno ho sempre paura che le ali mi si stacchino lasciandomi sulla schiena terribili squarci dai margini frastagliati. Io ci credo a questa storia delle ali di Angelo e Mela perché di cose strane ne ho viste già non poche, sono anche stato fidanzato con una vera fata, anzi con due. E una volta mostrai persino il dito medio a un demone inferiore. E lui s’incazzò visibilmente. Accadde nell’aprile del 1994, me lo ricordo perché Kurt Cobain si era appena fatto saltare il cervello proprio come Hemingway e come mio nonno. I loro cervelli erano volati in alto e poi erano ricaduti schiantandosi dentro un bicchiere.
Angelo questa sera proprio non si vede. A quanto pare passo molto del mio tempo nell’attesa di qualcuno e a volte di qualcosa, tutto questo non fa molto bene alla mia ansia. Avrei voglia di una cioccolata blu, ma dovrei viaggiare nel tempo fino alla nobile civiltà azteca per riuscire a berne una decente. Oppure, siccome sono il Brujo, dovrei prepararla io. A un certo punto ho un vero e proprio sussulto, mi sollevo per un istante dalla mia Batida De Coco corretta con un po’ di latte perché il duo della serata, chitarra e banjo, sta proponendo “Vaudeville” di Vecchioni, incredibile. Potrei quasi pensare di trovarmi in Paradiso, non fosse che di angeli non ce n’è neanche l’ombra. Per non parlare della cioccolata blu. E’ un tipo molto anni Settanta, Angelo, una sorta di incrocio tra Starsky e Hutch. Sfoggia spesso magliette rockeggianti con scritte tipo “Iggy Pop for president” e ha gli occhialoni da sole molto tamarri e quei ridicoli riccioli biondi luccicanti sempre appiccicati sulla fronte pallida.
Quella sera al Wild West ordino una normalissima cioccolata in tazza, anzi due perché ho avuto un’infanzia difficile. Ho regalato a Mela un maglione bianco e un paio di stivali. Ogni volta la sua gioia è impagabile, è come una bimba il giorno di Natale. Mi sento già il Natale sulla schiena, un’ombra lurida che mi corteggia. Tutti i fantasmi del Natale cominciano a uscire fuori e a entrarmi nelle ossa e nel sangue e io sono disarmato di fronte a loro, posso solo aspettare e avere fiducia, ma a volte non è facile. Di questo passo arriverò a Natale già stremato. O “scremato”, come dice mia nonna. Cerco di non pensarci e ascolto annoiato un tizio seduto al tavolino alle mie spalle che racconta a un altro tizio di come una sera ha fatto fuori una ragazza bellissima. L’altro tizio non sembra per nulla turbato. Io men che meno. Il primo tizio dice che ha dovuto farlo perché aveva capito che la ragazza in questione era in realtà la Morte e l’aveva capito dal fatto che portava mutandine rosa, più o meno era questo il senso del discorso. A me pare una storia piuttosto strana, per quel che ne so quella gran puttana della Morte non porta le mutande.

Io sono il Brujo, questa gente qui mica lo sa, la mia storia è diversa. Decido di raccontarla a questa ragazza perduta e ventenne, seduta sullo sgabello alla mia sinistra. Sta tra me e l’entrata, è piccolina e troppo magra, le vedo le ossa attraverso la maglietta che le fascia il costato come una seconda pelle. La scollatura si apre su un seno davvero minuscolo. Un uomo sui quaranta che si vanta di aver venduto il libro d’inglese di suo figlio per un paio di birre le chiede se per caso sul suo petto sia passato San Giuseppe con la pialla. Lei fa finta di non sentire, rimane girata verso di me come un fiore verso il sole. Per farsi un buco (o “schizzo”, come lo chiamava lei) è disposta a fare qualsiasi cosa, persino ascoltarmi. Mostrai il dito medio al Demonio, le dico.
— Facevo spesso stronzate del genere, un tempo.
La ragazza mi guarda come se mi passasse attraverso, con occhi opachi, spenti. La cosa mi piace parecchio, ho sempre desiderato essere invisibile. Lancio uno sguardo all’entrata, niente angelo. Ho questa vaga sensazione di deja vu. La bocca della ragazza Occhi Spenti mi sembra un tegame unto. Troppo rossetto, forse, non so.
— Da allora il Demonio mi perseguita. — le dico — Ha un'ottima memoria, ma non può attaccarmi. Conosce le regole. Se mi ammazza masticherà merda per l’eternità.
Lei non dice nulla, si limita ad annuire bovinamente. Poi accavalla le gambe e c’è parecchia esperienza in quel gesto. Ha una minigonna cortissima. Certe donne ne sanno più del tuo professore di fisica. Il tizio seduto al tavolino alle mie spalle si sporge per vedere se per caso Occhi Spenti porta mutandine rosa. Dal cenno che fa con la testa all’altro tizio capisco che possiamo stare tranquilli. Niente Morte qui al Wild West Pub, non questa sera.
Tlaquetzalli, così chiamavano gli aztechi una certa bevanda fredda a base di cacao. Significa “cosa preziosa”. Non ne sono state tramandate ricette, ma alcune delle prime versioni europee della cioccolata derivano da questa bevanda. Quello che trovate qui di seguito è un adattamento di una ricetta del 1652 attribuita al capitano John Wadsworth di Londra.
2 grossi peperoncini essiccati
4 tazze di latte scremato molto freddo
1 cucchiaino di semi di finocchietto
8 quadretti di cioccolata Ibarra o altro tipo di cioccolata messicana con zucchero e cannella
Mettete i peperoncini a bagno in acqua calda per circa venti minuti per ammorbidirli. Eliminate semi e picciolo. Tagliateli a pezzetti. Unite gli altri ingredienti in un mixer finché il tutto non sarà polverizzato. Eliminate gli eventuali residui solidi e versate dall’alto, in una grande ciotola, in modo da ottenere una schiuma in superficie. Siccome sono il Brujo io il liquido del mixer lo passo al colino per eliminare i residui solidi e lo monto con una frusta per ottenere la schiuma.
Servite in gusci di tartaruga gelati.
— Sto aspettando il mio amico Angelo. — dico a Occhi Spenti — Anche prima l'ho visto, nel bagno... No, non Angelo, il Demonio. Aspetta con ansia che io muoia. Come dici? No, è andato via quasi subito. Gli piace tormentarmi, ma io sto bene. No, non ti darò soldi per piantarti una spada nel braccio, col cavolo. E comunque, sai, non è che quello là sia proprio IL Demonio, più che altro è UN demonio, uno dei tanti. Si chiama Shoni, è un demone acquatico scozzese, di statura imponente, con una fila di pinne sulla schiena. Cosa? Sarà per quello che lo vedo nei bagni? E’ una battuta? Non te li dò i soldi, no, neanche se mi fai una cosa che mi farà svenire.
Cominciai a prendere in considerazione l’idea di telefonare ad Angelo. Che gli sia successo qualcosa? La ragazza continua con i suoi scosciamenti. Io sbadiglio e poi le dico:
— Senti, ma farsi una pera, al giorno d’oggi, dico, non so, mi sembra così... anacronistico.
Lei si volta a guardarmi, per davvero stavolta, e con un filo di voce mi dice:
— Tu... TU sei anacronistico. Sei un fottuto dinosauro. Non te ne accorgi? Vedi di riprenderti. Da dove sei uscito? Da un film? Da un romanzo di Hammer? E comunque i soldi mi servono per comprare un biglietto del treno e tornare a casa dei miei, non ne posso più di questa vita.

— Penso volessi dire HAMMETT e... e sì, hai ragione, sono proprio uscito dal buco del culo di un dinosauro.
Mi guardo nello specchio, la mia faccia da brujo è là, dietro il bancone, dietro le bottiglie e i bicchieri. Mi alzo per andare in bagno e faccio segno al barman che al ritorno mi piacerebbe da matti trovare una nuova cioccolata ad aspettarmi. Più cacao, gli dico. Più energia, Scott. A metà strada torno indietro e do un po’ di soldi alla ragazza. Un lampo di luce attraversa i suoi occhi, per un istante un po’ meno spenti. Abbozza un sorriso nervoso e dice grazie, io le dico che non è niente, che vada a prendere quel fottuto treno e mi mandi una cartolina qui al Wild West Pub, indirizzata al Brujo.
Nel bagno faccio una breve pipì, non è che ne avessi davvero bisogno, più che altro volevo sgranchirmi un po’ le gambe. Shoni è nello specchio. Lo ignoro. Il duo di chitarra e banjo la sa davvero lunga questa sera, attraverso la porta chiusa mi arrivano le note soffocate di “Tangled up in blue” di Bob Dylan.
Quando torno al bancone la cioccolata c’è, ma non c’è più la ragazza. Guardo fuori dalla vetrata e la vedo parlare con uno che deve essere il suo fornitore di fiducia. Gli da i miei soldi e lui le passa la roba. Poi scompaiono entrambi come miraggi di Fata Morgana. Poco prima, nel bagno, ora che ci penso, ho dimenticato di mostrare il medio a Shoni. Peccato. Quante occasioni che perdiamo nella vita.
Fuori dal Wild West Pub la notte è arrivata.
In realtà non c’è molto altro che io possa fare in questo periodo, a parte aspettare, bere cioccolata calda e mostrare il dito medio a qualcuno.
L'illustrazione di apertura è di Dario Viotti.
Stefano Fantelli è ossessionato dalla scrittura in ogni sua forma di linguaggio, da quello della narrazione a quello delle canzoni, da quello cinematografico a quello del fumetto. Ha all’attivo più di 100 pubblicazioni apparse su numerose riviste e antologie con diversi editori. “Tante parole” dice. E altre se le è fatte tatuare sul corpo, ma non in punti troppo visibili. “Un libro di carne, una stele umana”. Si è aggiudicato più volte i premi letterari nazionali Navile e Coop For Words e dal 2002 partecipa alla manifestazione letteraria “Bologna Ad Alta Voce”. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Alla fine della notte” (Mobydick, 2003) e "Dark Circus" (Cut-Up, 2008). Il suo e-book “Bambine cattive” (La Tela Nera, 2004) scaricabile dal sito www.latelanera.com ha avuto più di 50.000 download. Al momento si sta allenando per diventare campione del mondo di Chess boxing, disciplina che combina pugilato e scacchi, la vittoria è per scacco matto o knock-out.
1 Ciao brujo ,sono shoni , se mi vedi nello specchio vuol dire che abbiamo qualcosa in comune .Troppa cioccolata ti farà venire la caghetta e io ti aspetto in bagno, guardati alle spalle brujo !
» postato da (fausto gagliano) alle 14:00 del 14-11-2009