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HorrorMagazine

Twilight

Vero horror cercasi!

A Natale siamo tutti più buoni? Macché. L'editore bresciano Fabio Larcher stuzzica e sprona gli scrittori italiani: Scrivete delle storie di horror soprannaturale e io vi pubblicherò.

Fabio Larcher

Riceviamo e pubblichiamo, in esclusiva, un anomalo comunicato stampa dell'editore Fabio Larcher. E lo facciamo con la convinzione che le parole usate da Larcher siano sì "pesanti", ma adeguate a una situazione (è nuovamente il caso di dirlo) catastrofica. Vi basti sapere che noi stessi avevamo (anzi, abbiamo, ma ne riparleremo più avanti) qualcosa del genere in mente e questo comunicato ha in bruciato sul tempo il nostro.
Ciò nonostante siamo più che lieti di pubblicarlo.


Tranne rare, rarissime eccezioni (le solite che confermano la regola) gli italiani non scrivono horror... producono, al più, chili di masturbazioni mentali! Dietro al paravento del genere si cela il solito, italianissimo, istinto verso l'intimismo... ancorché di natura psicotica... o lo sperimentalismo intellettuale. Lo dimostra il fatto che i "guru" dell'horror made in italy si rifanno a modelli decisamente sorpassati (come Argento o Fulci) senza innovare, anzi, tradendo lo spirito dei loro stessi maestri. In fondo Argento, Fulci, Margheriti, Bava senior, ecc, sapevano "spaventare" e non solo "disgustare".
Ragazzi, non si fa così: basta con le opere truci, piene di sangue fatto schizzare per riempimento, di gratuite torture, di gratuita pornografia (ben altra cosa rispetto all'erotismo, inutile fare i "relativisti"). Sangue, torture e pornografia non bastano a dissimulare la cronica carenza di idee. E, oltretutto, non è la catarsi dello scrittore a essere importante: semmai, a esserlo, è la catarsi del lettore.
Non esiste scrittura senza lucidità, chiarezza e, soprattutto, creatività. Scrivere non è cosa da tutti, anche se tutti ci provano.
Scrivere horror, poi, è spaventosamente difficile. Troppo grande è la tentazione a lasciarsi convincere dal mercato che non può esserci altra strada se non quella dell'horror mutato in thriller, in noir o chissà che altro. Chi vogliamo fare fessi con la solfa della "contaminazione" fra i generi?
Il problema è, naturalmente, che si è un po' persa la tradizione di scrittori come Lovecraft, Leiber, C.A. Smith, Blackwood, Hodgson, King, Radcliffe, Derleth, Lumley, Williamson, Poe, Rice, Bradbury, Bierce, Wilson, Bloch, Sturgeon, Stoker, Howard, Le Fanu, i vari James, Hoffmann, Maturin, Long, Whitehead, Machen, Gaiman, Chambers, Wells, Shiel, Disch, ecc ecc...
Insomma: si è un po' perso l'horror.
L'amara verità è che c'è pochissima letteratura horror nel nostro Paese. Sentiamo, una volta che uno abbia pubblicato le opere di Arona e Manfredi (o pochissimi altri), che diavolo dovrebbe mettersi a stampare?
Ovvio: gli stranieri.
Perciò vi lancio una sfida.
Scrivete delle buone storie di horror soprannaturale, una bella storia di vampiri, per esempio. Ecco, scrivete una storia di vampiri nella quale ci siano avventura, amore, colpi di scena e soprattutto un finale efficace! Fatelo in maniera professionale, fatelo avendo non uno ma due occhi di riguardo per il lettore; cercate di offrirgli ciò che esso merita (in fondo ha pagato!). Scrivete dei racconti che siano compresi fra una e trenta cartelle (2.500 battute l'una formato Word) e io vi offro la possibilità di finire in un'antologia distribuita in tutta la penisola, accanto a nomi di scrittori affermati.
Inviare copia cartacea a
LARCHER EDITORE
Via IV Novembre, 8
25030 Castel Mella (Bs)
specificare: per antologia vampiri. Scadenza giugno 2005.
www.larchereditore.com.

Quasi superfluo aggiungere che la situazione fotografata da Fabio Larcher sia terribilmente realistica. La lista di nomi fatta dall'editore bresciano non può che indurre alla riflessione sia chi l'horror lo scrive, sia chi l'horror lo pubblica: la domanda che dovremmo farci, tutti, è la seguente: oggi si dice che l'horror non può funzionare: non sarà che a non funzionare siano piuttosto determinate scelte editoriali prese nel nostro paese negli ultimi dieci-quindici anni? Quali scelte? Prima su tutte quella di ignorare la tradizione gotica e anglosassone per dedicarsi quasi unicamente alla cronaca nera e allo splatter. Poi, ancora peggio, dire che l'horror "soprannaturale" sia sorpassato, e insistere con la via "razionalistica" tutta italiana. E, ultimo ma non ultimo, l'aver preteso di contaminare l'horror con un altro genere soltanto, ovverosia il thriller, dimenticando le più strette parentele con altri generi come la fantascienza e la fantasy.
Non si può fare di tutte le erbe un fascio e, come ricorda giustamente Larcher, anche nel nostro paese ci sono delle belle eccezioni. Certo il trend è spaventoso. E il trend non lo fanno certo le piccole case editrici (che corrono, semmai, il rischio di seguirlo ciecamente).
Ma non tentare sarebbe delittuoso. Mandare in pensione vampiri, lupi mannari, mostri lovecraftiani, Incubi e Succubi, sarebbe — ci sia permessa la sincerità — un'autentica idiozia. Tanto varrebbe smetterla subito di parlare di horror, e seppellire una volta per tutte ciò che è morto (oggi siamo al paradosso assoluto: c'è chi crede che Lupi Mannari e Streghe siano solo fantasy perché sono alla base della fortuna di Harry Potter e dei suoi innumerevoli cloni).

Ma... no... un momento: è di horror che siamo parlando! E nell'horror si sa che... non è morto ciò che in eterno può attendere...
Non stiamo parlando di Cthulhu. Ma della speranza.

Autore: IT - Data: 20 dicembre 2004 - Fonte: Fabio Larcher

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Commenti

1 Nooo!!!! Fabio in home page il lunedì mattina!! :shock: :shock: Pietà! :lol: :lol: :lol: :wink:

» postato da Fulvio alle 10:27 del 20-12-2004

2 "Poi, ancora peggio, dire che l'horror "soprannaturale" sia sorpassato, e insistere con la via "razionalistica" tutta italiana." ...il razionalismo è la madre di tutti i fallimenti artistici. E mentre ci balocchiamo sicuri nella culla di "margherita hack" gli americani non solo ci occupano culturalmente, ma peggio RUBANO la nostra cultura misterica a loro vantaggio. tanto noi non ne abbiamo bisogno, siamo scientisti-materialisti-dialetticisti. che pena.

» postato da mariano equizzi alle 11:10 del 20-12-2004

3 Esatto...che pena... Poi, sempre questa maledetta idea che la creazione artistica debba essere "specchio" della Realtà, vista come vero e proprio feticcio indiscutibile. Ed ecco che l'horror e il fantastico soprannaturale diventano noir eccetera. :evil:

» postato da galerius alle 13:29 del 20-12-2004

4 Si cerca l'horror soprannaturale?... Ma allora, senza volerlo, con la mia raccolta "Fluorescenze" ci ho preso!!! Làlàlalalàlà... gio :lol: :lol: :lol: auguri di meraviglioso 2005 a tutti!

» postato da giobuzi alle 19:22 del 20-12-2004

5 E' una questione di punti di vista. Dove sta scritto che l'Horror debba avere a che fare per forza con vampiri, fantasmi e streghe? Non è horror abbastanza quello che vediamo nel telegiornale delle 20.00? L'horror può essere ottenuto attraverso varie strade. Basta saperlo scrivere, e qui viene il problema. Larcher ha ragione quando sostiene che spesso ci si trincera dietro raggomitolazioni di idee stantie. Ma sbaglia a sostenere la totale mancanza di autori di genere. Questo testimonia la sua inesperienza in materia di horror. Questo genere ha subito parecchie evoluzioni (ed involuzioni) nel corso degli anni, ed immaginate cosa succederebbe se tutti scrivessimo le classiche Ghost Stories ambientate nella vecchia Inghilterra vittoriana. Come lo show, anche l'horror deve andare avanti.

» postato da Paul alle 00:05 del 21-12-2004

6 «Dove sta scritto che l'Horror debba avere a che fare per forza con vampiri, fantasmi e streghe? Non è horror abbastanza quello che vediamo nel telegiornale delle 20.00? Come lo show, anche l'horror deve andare avanti.» Che la questione-Larcher suscitasse prese di posizioni nitide pro o contro era non solo ovvio, ma anche auspicabile. Non spetta a me difendere l'operato di Fabio Larcher (sa difendersi benissimo da solo :lol: ); difendo piuttosto la scelta di un editore che, appurato un dato molto semplice (il reality-horror condito con lo splatter e traverstito da noir non vende), he deciso di investire sull'horror tradizionale. HM farà lo stesso, sia per quanto riguarda la narrativa offerta sulla rivista web sia per quanto concerne la collana libraria e la (probabilissima) rivista cartacea. Come lettore di horror ho raggiunto un punto di saturazione per quanto riguarda il reality-show, sia che s'intitoli Grande Fratello sia che tratti di cannibali o serial killer. Non mi curo molto delle mode (e comunque, se lo facessi, noterei immediatamente che il reality-horror splatter era un genere molto in voga negli anni '70 e '80, cioé oltre vent'anni fa, e quindi ormai logoro e abusato), semmai mi curo delle esigenze di altri lettori come me. Nessuno obbliga nessuno a considerare l'horror qualcosa in particolare. Altre case editrici faranno scelte diverse dalle nostre (quella di HM, quella di Larcher e di almeno un terzo editore conosciuto nel "giro"), o decideranno di continuare sulla strada intrapresa (la confusione tra realtà e fantasia, tra noir e horror, etc.). Però un editore ha la libertà di pubblicare ciò che preferisce, esattamente come uno scrittore ce l'ha di scriverlo e il lettore di leggerlo. Di certo la mia (e quella di Fabio Larcher, che ho il piacere di conoscere) non è una scelta motivata da semplici gusti personali. Che qualcosa stia cambiando nelle scelte del pubblico è un fatto chiaro (per chi lo vuole vedere) già da un paio di anni. Per il resto, non c'è polemica da parte mia. Anzi: questa discussione può servire proprio per dare voce alle diverse campane, e per comprendere le ragioni di tutti.

» postato da alle 00:28 del 21-12-2004

7 Volevo segnalarvi una discussione "gemella"... http://www.latelanera.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=830 La cosa strana è che a questo punto le case editrici che chiedono horror soprannaturale diventano quattro. E tutte d'un colpo. :D Misteriose sincronicità...

» postato da alle 00:49 del 21-12-2004

8 Non sto discutendo i gusti, Gazzarini. Sto soltanto cercando di dirti che tutto quello che doveva essere scritto sul genere è stato scritto. E adesso si cercano scrittori che sappiano essere originali non tanto nelle tematiche quanto nelle ambientazioni e nelle circostanze. Non so se riesci a seguirmi. Purtroppo, in Italia di scrittori di horror puro, non ce ne sono. E parlo di scrittori veri, non delle mezze tacche che riempiono forums, bacheche e piccoli editori. Ci siamo chiesti mai il perché le grosse case editrici snobbano i tanto decantati Arona, Nerozzi e Teodorani? Forse perché scrivono horror puro? Non di certo. I primi due sono abili a fare minestroni con la penna. La terza, purtroppo, è incapace cronica a scrivere. Per carità, a me Arona e Nerozzi piacciono. Sanno scrivere e dimostrano almeno di conoscere le regole della grammatica italiana (a differenza della terza), però da qui a dire che sono dei fenomeni ce ne passa davvero. E poi sono proprio loro che hanno iniziato un cross-over con thriller e noir... che comunque, a me, come ripeto, se fatto bene, non dispiace affatto. Quello che ci manca è un autore che ci faccia gridare al miracolo, forse è questo il punto che voleva sottolineare Larcher, il quale, a mio modesto avviso, è l'ultimo che può dare consigli agli scrittori su cosa scrivere o meno. Il suo capolavoro lo abbiamo letto tutti.

» postato da Paul alle 01:47 del 21-12-2004

9 «Non sto discutendo i gusti, Gazzarini.» Non sono Ivo Gazzarini. Sono Ivo Torello. Su una cosa siamo perfettamente d'accordo, t'assicuro: in Italia manca, al momento, lo scrittore che faccia gridare al miracolo. Su questo punto si potrebbero aprire infiniti dibattiti. Io sostengo da tempo che chi scrive horror spesso NON legge horror (rovescio della medaglia di un'altra evidenza: ci lamentiamo tutti che l'horror italiano, che pur si muove!, non vende, ma difficilmente compriamo libri di italiani) e, ovviamente, questo è male. E' male perché, prima di avventurarsi nell'atto voluttuoso della scrittura, bisognerebbe conoscere la materia a cui si dedicano tante notti insonni. A volte, per esempio, rimango sorpreso dal fatto che scrittori di 20-22 anni non abbiano mai sentito nominare gente come Algernon Blackwood o M. R. James. Forse è vero che tutto è già stato scritto ma ciò, purtroppo, sgombra il campo a un fastidioso paradosso: molte delle persone che lo dicono (e non mi rivolgo assolutamente a te, Paul, sto facendo un discorso generico) non conoscono affatto ciò che è stato scritto in passato, o ne hanno una vaga infarinatura derivante, magari, da Dylan Dog. Quindi ha senso dire che l'horror è esaurito perché tutto è deja-vu? Ha senso che a dirlo siano persone che, purtroppo per loro, non hanno mai letto Arthur Machen o La casa sull'abisso di Hodgson? Inoltre: cos'è l'oggi? Cosa può dirsi contemporaneo? Lo splatter e i serial killer non sono per niente contemporanei (nemmeno come fenomeno sociale - già nel Seicento la letteratura di consumo popolare vibrava d'emozione per le gesta di assassini, madri infanticide e briganti assortiti). Siamo sinceri: Gilles de Rais era compagno d'armi di Giovanna d'Arco. Jack the ripper avrebbe potuto squartare una mia trisavola. Leonarda Cianciulli poteva "saponare" mia nonna. Volendo, poi, potremmo parlare di "violenza letteraria" e del marchese de Sade. Piuttosto... leggo poco horror ispirato alla modificazione corporale, ai nuovi virus, alla fisica moderna che spalanca le porte su universi lovecraftiani. Leggo pochissimo horror capace di dire, con autorevolezza, senza piagnistei e moralette da circolo ricreativo, qualcosa sull'avanzante ondata di razzismo. (Quindi tanti saluti anche all'antinomia horror realistico vs. horror fantastico: d'altro canto chi cerca la realtà nei libri ha solo bisogno di appigli ontologici, rinforzi di ciò che in psichiatria viene definito, senza mezzi termini, "deiezione". La narrativa parla sempre di realtà, ma può farlo solo coi simboli, che di per se stessi sono irreali. Nemmeno la fotografia può arrogarsi la definizione realistica. Il realismo è un ferrovecchio che ci portiamo appresso dall'Ottocento positivista, da Zola, Verga e Manzoni, dalle istanze pseudoscientifiche dell'epoca...). Oggi si sventra, si stupra, ci si annega nel sangue, e tutto finisce lì. Questa non è contemporaneità. E' cieco culto per il "deteriore". Cerchiamo di non confondere l'horror coi gladiatori che si fanno a brandelli nell'arena. Facciamolo per il nostro bene e per quello del genere che amiamo. E' vero che mancano i "grandi" scrittori, ma è anche vero che una diffusa rassegnazione sta spingendoci tutti, messi in soffitta i gusti e le preferenze personali (nonché le diverse filosofie esistenzali, poiché taluni credono nel soprannaturale o sono, quanto meno, superstiziosi), ad abbracciare un mercato massificato, che azzera le differenze tra i generi per poter meglio raggiungere il "cittadino X" che non ha gusti, non ha preferenze, e naturalmente non crede nel soprannaturale o non tollera di sentirne parlare perché è un argomento troppo impegnativo e destabilizzante. Mi spiace doverlo dire, ma, per esempio, il thriller italiano sta diventando questo: un OGM insipido, seriale, scontato. Oggi vive di strutture ben più rigide e ripetitive della narrativa rosa. Mancano i grandi scrittori. Okay. Tutti scrivono e, ciò nonostante, continuano a mancare (farei almeno un'eccezione, ma non è questo il punto). Perché? E' la rassegnazione il vero problema. La catastrofe che stiamo vivendo nasce soprattutto dall'accettazione acritica di modelli che ci vengono presentati come "vincenti" (Lucarelli e Faletti vanno in tivvù? Allora mi metto a scrivere thriller coi cereal killer che vado in tivvù pur'io) quando funzionano solo per una o due persone al massimo. Larcher, in questo senso, ha dato un segnale forte, rigettando un modello apparentemente (solo apparentemente) vincente: quello del reality-horror. Ma il rischio, adesso, è di far scoppiare guerre tra poveri. Cioé tra editori minuscoli e scrittori emergenti, sino all'autodistruzione completa. Bello: faremmo un gran favore ai grandi gruppi editoriali. Le anomalie (cioé noi, chi scrive fantascienza, chi si dedica alla "fantasy adulta") che si uccidono tra loro e in libreria gl'immensi blob informi della narrativa fast food, promossa in tivvù, pronti a fagocitarsi quei quattro gatti spelacchiati che ancora hanno il coraggio di aprire un libro. Larcher sta ragionando da editore. S'è guardato alle spalle, e ha visto che il reality-horror e lo splatter vengono semplicemente ignorati da pubblico e mezzi di informazione. Io stesso, quando ho occasione di parlare con qualche assessore alla cultura o cose simili, sono costretto ad evitare la parola "horror" manco fosse una bestemmia. Se dici horror... è finita. Ti sbattono la porta sul naso. Il pubblico non specializzato pensa subito a sbudellamenti e sangue a fiumi. A una pornografia sanguinolenta scritta da depravati per stuzzicare altri depravati. A una forma di sadomaso che persino chi frequenta i dungeon bdsm, di solito adulti consenzienti nel pieno delle loro facoltà mentali, detesta o - peggio ancora - ignora. Larcher poteva benissimo dire: da domani pubblico solo romanzi mainstream sulla vita di coppia, stile "film di Muccino". Invece no. Ha detto: voglio continuare a pubblicare horror, ma lo voglio anche vendere perché non sono un martire. Quindi se amputa il fallimentare splatter (per quanto mi riguarda giustamente, nonostante io stesso consideri lo splatter ben altra cosa rispetto al reality-horror - perché NON si può far coesistere né in questo né in altri universi Barker con Cannibal Holocaust) e coltiva la tradizione gotica, i fantasmi e il timor panico - che non potrà dirsi superato o fuori moda fino a quando anche un solo essere umano proverà paura davanti al buio e all'ignoto - dimostra un coraggio che pochissimi altri editori italiani, grandi o piccoli che siano, possono vantare. Uhm. Scusate l'inaudita lunghezza e tortuosità.

» postato da alle 02:46 del 21-12-2004

10 che si permette di dire che la Teodorani non sa scrivere e che in giro sui forum ci sono solo mezze tacche di scrittori, affibbiando di conseguenza tale appellativo anche a Ivo (Gazzarini) Torello? Questo caro e misterioso Monsieur Paul che probabilmente non ha neanche sfiorato con il suo puro sguardo la copertina della raccolta "Sguardi oscuri", perché se veri scrittori ci sono "in fieri" in circolazione, in quella raccolta certo non mancano. E chiudo qui, perché le polemiche a me non piacciono, ma piacciono ancora meno i presuntuosi in odor d'ignoranza... buona giornata a tutti, gio :lol:

» postato da giobuzi alle 08:16 del 21-12-2004

11 «che si permette di dire che la Teodorani non sa scrivere e che in giro sui forum ci sono solo mezze tacche di scrittori, affibbiando di conseguenza tale appellativo anche a Ivo (Gazzarini) Torello? Questo caro e misterioso Monsieur Paul che probabilmente non ha neanche sfiorato con il suo puro sguardo la copertina della raccolta "Sguardi oscuri", perché se veri scrittori ci sono "in fieri" in circolazione, in quella raccolta certo non mancano. E chiudo qui, perché le polemiche a me non piacciono, ma piacciono ancora meno i presuntuosi in odor d'ignoranza... buona giornata a tutti, gio :lol:» ti quoto, prima di tutto perchè non capico il discorso sul grande scrittore. Sincermente a me sembra che il miracolo lo faccia gridare ormai solo la pubblictà, non certo la classe. Boh, io continuo a credere che Lovecraft oggi avrebbe scritto su internet e sarebbe stato "accusato" di essere una mezza tacca. Non mi pongo neppure il dilemma sull'horror sanguinolento e quello non sanguinolento. A me piacciono entrambi. Tanto M.R. James che J.Skipp & C.Spector, tanto Blackwood che Laymon, insomma non mi sembra che ci sia nulla da citicare nella scelta di Larcher, al contrario ben venga una direzione del genere e una presa di posizione di questo tipo. Forse è proprio quello che ci vuole per ridar vita al genere... Da scrittore dilettante ho scritto di tutto, dall'horror classico allo spaltter sanguinolento. Stesso dicasi per le scenggiature dei cortometraggi targati Filmhorror.com. Non mi sento colpito da quello che dice Larcher rispetto a chi, innamorato di Fulci(come me!!!!Fulci Lives) a questo si ispira, ci mancherebbe. Ovvio, quella di Larcher è una sacrosanta provocazione che centra il suo obiettivo. A me sembra interessante quello che dice e da un certo punto di vista(quello dell'editore appunto)anche qualcosa di più che sacrosanta. Io gli manderò un racconto sui vampiri... nessun dubbio su questo Sinceramente vostro deadtoday www.filmhorror.com www.deadbutterflies.it

» postato da Francesco Cortonesi alle 10:28 del 21-12-2004

12 Mi spiego un secondo, per chi non mi conosce l'intervento iniziale poteva sembrare di attacco a Larcher, ma era una semplice presa in giro, con lui è normale prendersi per i fondelli da quando l'ho fatto girare a vuoto per un'ora per alessandria :oops: :D Per il resto la sua provocazione è più che legittima, e onore al merito a una delle poche voci che tenta di favorire la (ri)nascita di un vero gotico italiano. E trovo molto buono che HM sia diventata centro di discussioni così importanti!

» postato da Fulvio alle 12:19 del 21-12-2004

13 «a Ivo (Gazzarini) Torello?» Io e Gazzarini, che oltretutto non conosco, siamo due persone diverse. Non è certo mia abitudine usare pseudonimi. Io sono sempre io (le crisi di identità non sono uno dei miei numerosi problemi): Ivo Torello, curatore di questo sito e della "fetta" horror di Delos Books.

» postato da alle 12:31 del 21-12-2004

14 Scusa, allora , Torello. Ecco, Ivo Torello è un buon esempio di scrittor giovane che a mio parere non ha nulla da invidiare agli altri italiani più celebrati. Ho letto qualche tuo racconto, e sono tutti di qualità davvero buona. I miei complimenti, Ivo! Ivo Gazzarini è, a mio avviso, un gradino al di sotto a Torello, ma è bravo anche lui. Lo seguo sin da quando scriveva per Ghost. Non mi rivolgevo manco per niente a loro due, che sono tra i più promettenti autori italiani, ma ad altri elementi che scrivono recensioni e commentano o danno giudizi senza sapere cosa sia la letteratura horror. Io tutti gli scrittori che citate li ho letti in lingua originale (sono bilingue, mia madre è inglese) e sono sempre rimasti i miei preferiti. Ma come ripeto bisogna cercare anche altre soluzioni non fermarci ai canoni, seppur sontuosi, dell'horror. Buzi, mi spiace di aver tastato il pulsantino-Teodorani, ma questo è il mio pensiero sulla sua scrittura e basta. Mi dai dell'ignorante-saccente? Beh, me lo prendo ma sappi che l'ignorante, quello vero, è quello che non rispetta le idee degli altri...

» postato da Paul alle 12:31 del 21-12-2004

15 «Beh, me lo prendo ma sappi che l'ignorante, quello vero, è quello che non rispetta le idee degli altri...» Vi prego, non scivoliamo nella rissa, davvero. Questa discussione è interessantissima. Grazie dei complimenti Paul. Sono onorato. Comprendo le tue considerazioni, lo ripeto. Come tutte le opinioni possono essere condivise o meno, ma sono sacrosante. Io, ad esempio, apprezzo molto ciò che scrive Arona. Di altri preferisco non parlare per due motivi: 1) spesso non si tratta di scrittori horror, 2) non incontrano i miei gusti "strettamente personali" e sarebbe ingiusto, da parte mia, inserirli in un discorso generale. Che piaccia o meno, Paul ha dato voce a un sentimento diffuso. Quante persone conoscete che, parlando di horror, si incendiano di passione per uno scrittore horror italiano? Proviamo a guardare la situazione con gli occhi del pubblico, ammesso che una cosa così astratta abbia senso, e poniamoci questa domanda: c'è, nel nostro paese, uno scrittore che riesca a mettere d'accordo qualcosa di più di uno zoccolo duro di fan, spesso localizzati in una determinata area geografica?

» postato da alle 12:44 del 21-12-2004

16 «Non sto discutendo i gusti, Gazzarini. Sto soltanto cercando di dirti che tutto quello che doveva essere scritto sul genere è stato scritto. E adesso si cercano scrittori che sappiano essere originali non tanto nelle tematiche quanto nelle ambientazioni e nelle circostanze. Non so se riesci a seguirmi. Purtroppo, in Italia di scrittori di horror puro, non ce ne sono. E parlo di scrittori veri, non delle mezze tacche che riempiono forums, bacheche e piccoli editori. Ci siamo chiesti mai il perché le grosse case editrici snobbano i tanto decantati Arona, Nerozzi e Teodorani? Forse perché scrivono horror puro? Non di certo. I primi due sono abili a fare minestroni con la penna. La terza, purtroppo, è incapace cronica a scrivere. Per carità, a me Arona e Nerozzi piacciono. Sanno scrivere e dimostrano almeno di conoscere le regole della grammatica italiana (a differenza della terza), però da qui a dire che sono dei fenomeni ce ne passa davvero. E poi sono proprio loro che hanno iniziato un cross-over con thriller e noir... che comunque, a me, come ripeto, se fatto bene, non dispiace affatto. Quello che ci manca è un autore che ci faccia gridare al miracolo, forse è questo il punto che voleva sottolineare Larcher, il quale, a mio modesto avviso, è l'ultimo che può dare consigli agli scrittori su cosa scrivere o meno. Il suo capolavoro lo abbiamo letto tutti.» Qualche puntino sulle "i": 1)Vorrei sottolineare il tono del post qui sopra citato: tanto leggero da sfiorare il frivolo, tanto saccente e sicuro di sé da sfiorare il professorale stantio. 2) Come si dovrebbe interpretare una tale frase: "Sto soltanto cercando di dirti che tutto quello che doveva essere scritto sul genere è stato scritto."??? Che ca***o significa??? 3) Come dovrebbe essere intrerpretata quest'altra frase: "E parlo di scrittori veri, non delle mezze tacche che riempiono forums, bacheche e piccoli editori." Se ne dovrebbe dedurre che "chiunque" abbia scritto su forum o pubblicato con piccoli editori dovrebbe essere una "mezza tacca". A tal proposito, vorrei far notare a Monsieur Paul (che non osa neanche rivelare il suo vero nome e cognome) due cose: 1) tanto più che è bilingue, dovrebbe sapere che "forum", come ogni altra parola inglese usata in italiano non prende il plurale, "due film" e non "due films"... 2) fosse vera l'affermazione di Monsieur Paul, si dovrebbero togliere dalla storia della letteratura italiana almeno la metà degli autori, primo fra tutti Alberto Moravia che ha iniziato con editori microscopici e a pagamento. E mi fermo qui perché ho altro da fare, come immagino voi. Buona continuazione, gio :lol:

» postato da giobuzi alle 15:26 del 21-12-2004

17 Buzi, modera i toni. Paul è il mio vero nome anche se tutti mi chiamano Paolo, persino i miei. A che pro dovrei dirti come mi chiamo? Non sono né una celebrità né uno scrittore, comunque potrei insegnarti la grammatica italiana quando vuoi. Tra le mezze tacche annovero esattamente pseudoscrittori come te che devono pagare per farsi pubblicare. Quello che volevo dire, se ancora non lo avessi capito, è che in Italia non è l'horror che manca, ma i buoni scrittori. Tutto qui. Naturalmente qualcuno ce n'è (Arona è il mio preferito, insieme a Giuliano Fiocco e a qualche altro, tra cui il buon Ivo Torello), ma sono delle mosche bianche.

» postato da Paul alle 17:52 del 21-12-2004

18 A chi non ha il coraggio di dire neanche come si chiama, io non ho nient'altro da dire. Buona serata, Giovanni

» postato da giobuzi alle 18:25 del 21-12-2004

19 Signori, vi prego. Va bene il fight club, ci mancherebbe (ma sempre con stile, altrimenti scoprirete di cosa è capace Garrett, il nostro più feroce moderatore... :D ). Però, sul serio, evitiamo gli attacchi personali.

» postato da alle 19:41 del 21-12-2004

20 Che cosa cambierebbe se ti dicessi anche il mio cognome? Proprio nulla! Ti sei sentito solo in dovere, cosa che perlatro rispetto, di darmi dell'ignorante e non ti è bastata. Sei andato oltre. Io ti ho detto solo quello che penso. Se personalmente ritengo che in Italia ci siano solo pochi buoni scrittori e nessuno davvero di punta, questo non è altro che il mio personalissimo ed opinabilissimo pensiero, tutto qui. E' soltanto la verità di un lettore, magari anche ignorante come tu mi hai definito. Buonasera anche a te Mr. Buzi, ed un consiglio che ti do è quello di imparare a rispettare le idee altrui. Magari controbatterle, questo sì, ma mai reprimerle attraverso modi poco civili.

» postato da Paul alle 19:54 del 21-12-2004

21 «HM farà lo stesso, sia per quanto riguarda la narrativa offerta sulla rivista web sia per quanto concerne la collana libraria e la (probabilissima) rivista cartacea. » Bravi ! :D Scusate l'interruzione :oops:

» postato da Dreadful_Death alle 20:28 del 21-12-2004

22 Data la mia scarsissima - per non dire nulla - conoscenza dell'horror contemporaneo, non posso entrare nel merito di questa interessante discussione. Vorrei però chiedere a Paul che c'è che non va in un approccio 'tradizionale' al fantastico e al soprannaturale. Se non ho frainteso quel che dice, naturalmente.

» postato da galerius alle 20:43 del 21-12-2004

23 Ciao Galerius, non ho mai scritto che c'è qualcosa di male in un approccio tradizionale. Semmai alcuni hanno fatto il contrario, mettendo in dubbio la validità dell'Horror, diciamo così, più modernizzato e "crossoverizzato". Io amo l'Horror tradizionale: James, Lovecraft, Poe, Blackwood, Polidori e chi più ne ha, più ne metta. Ma la mia idea è che nell'Horror possano anche entrare altri elementi che riescano a dare un tocco in più al genere. Qualcosa di innovativo. Per me scrivendo Horror tradizionale si rischia di stereotipizzare il tutto, e magari risultare anche un tantino retrò. Dipende soltanto dall'abilità dell'autore nel non cadere nel "cliché". Vedi, Galerius, io non ho criticato Lovecraft, ci mancherebbe: lui è un maestro, ma la mia opinione è che un autore, dopo aver fatto propri i classici, debba anche in qualche modo distaccarsene. Come dire, impara l'arte e mettila da parte (ma rispolverala quando puoi, naturalmente, ma senza esagerare). Quando scriveva Poe erano altri tempi. Ed altri problemi affliggevano la società. E inoltre c'è da rilevare anche il contesto. Noi non siamo né americani, né inglesi (io sono un mezzosangue): gli autori italiani dovrebbero sforzarsi di creare un horror italiano ed attuale, senza naturalmente dimenticare la lezione dei "padri". Gli unici che ci hanno provato sono Baldini (con risultati alterni), Nerozzi con buoni risultati e Arona con risultati che mi lasciano davvero sperare. In questo momento è da lui che mi aspetto qualcosa. C'era poi un gruppo che faceva capo al sito Horror.it che presentava gente come Fiocco, Colombo, Tonani e Torello e gli esuli di Ghost, tra i quali si distinguevano Mistretta, Di Orazio, Diociaiuti, Perissinotto e Lombardi. Di tutta questa gente non si sente più parlare da tempo, sembrano come scomparsi nell'ombra, nell'oblio. Peccato: avevano tutti le carte in regola per poter rilanciare l'Horror italiano...

» postato da Paul alle 22:11 del 21-12-2004

24 Raramente mi è capitato di vedere il buon Gio così nero. Capisco anche il perchè. Mi sembra di risentire le storie che giravano quando si parlava di NWOIHM (la sorella molto minore della New Wave of British Heavy Metal). Si parlava di un fertile movimento musicale, ma poi tutti scopiazzavano i soliti tre o quattro gruppi famosi. Risultato? La NWOIHM non è mai esistita! :roll: Se si comincia a dire"questo parla solo di serial killer, quindi fa schifo" e "questo parla solo dei fantasmi che vivono nelle cascine della Lomellina, quindi è un innovatore", beh, finiremo tutti male. Ognuno scriva quello che vuole, come meglio crede. Se scrive bene prima o poi raccoglierà comunque ciò che ha seminato. Qualunque cosa scriva. Anche se a noi non piace. Sono forse un idealista?

» postato da Fab alle 23:44 del 21-12-2004

25 «Se si comincia a dire"questo parla solo di serial killer, quindi fa schifo" e "questo parla solo dei fantasmi che vivono nelle cascine della Lomellina, quindi è un innovatore", beh, finiremo tutti male.» Per certi versi, però, è il rovesciamento improvviso - e forse inaspettato - della regola che ha solennemente condizionato il mercato sino a poco tempo fa: "questo parla di fantasmi quindi fa schifo" e "questo parla di serial killer quindi è certamente un capolavoro" (uhm... lo dico semplificando moltissimo). Non credo che da domani in Italia non verranno più pubblicate storie coi serial killer (sarebbe assurdo, oltretutto. Il thriller è un gran genere, coi suoi onorati maestri). Torno a ripetere che le scelte editoriali di Fabio Larcher (e delle mie, okay, è vero: sono meno intransigente riguardo allo splatter, ma il senso è comunque lo stesso) sono scelte dettate da alcune evidenze. Certamente gli scrittori possono (e devono) scrivere ciò che vogliono. E, con la stessa libertà, alcuni editori faranno le loro scelte, preferendo (è ovvio) il materiale migliore. Ma ogni rivista e/o collana editoriale ha una personalità e (cito quanto ha scritto Alessio Valsecchi sulla Tela Nera): i mezzi devono essere liberi, ma quando partecipi a una selezione editoriale "libera": quando si partecipa ad una selezione con "tema editoriale" bisogna quantomeno cercare di seguire quel tema. In questo caso il "tema editoriale" scelto da Larcher è assai preciso. Horror soprannaturale, no splatter, sì vampiri, finale catartico per il lettore. Non credo che Larcher voglia minare le libertà fondamentali del cittadino. :wink:

» postato da alle 00:50 del 22-12-2004

26 «Per me scrivendo Horror tradizionale si rischia di stereotipizzare il tutto, e magari risultare anche un tantino retrò. Dipende soltanto dall'abilità dell'autore nel non cadere nel "cliché".» Ancora d'accordissimo con te, Paul. E per evitare il "cliché" ci vuole una buona conoscenza dell'arte (anche da mettere da parte, vero) e un "sentito" profondo, profondissimo. Horror tradizionale significa, per quanto mi riguarda, un horror che guarda ai vari Lovecraft, Hodgson, etc (vedere lista fornita da Larcher) come a dei maestri che hanno ancora qualcosa da insegnare. Ovvio, poi, che gli allievi debbano andare per la loro strada, ci mancherebbe. Scrivere come Lovecraft, oggi, non ha alcun senso. Scrivere degli stessi temi, riaggiornandoli senza necessariamente trasformarli in parodie, invece... sarebbe molto diverso. E sarebbe anche molto stimolante (e te lo dice uno che ha scritto anche splatter estremo, pornografia, fantascienza carnografica e sadiana). Essere "tradizionali", nell'horror, in questo momento significherebbe essere degli innovatori. Perché, troppo spesso, gli innovatori raccontano sempre la stessa storia: "c'è il personaggio X che gira per la città uccidendo persone in modi più o meno fantasiosi. Il degrado urbano è il suo compagno di viaggio. Le sue vittime sanguinano e soffrono molto. Lui avrebbe solo bisogno di amore. La polizia brancola nel buio." :wink:

» postato da alle 01:22 del 22-12-2004

27 Da semplice lettore che non si è mai cimentato con la scrittura horror - tranne per un breve frammento, la trascrizione di un sogno, eheh! - posso dirti, caro Paul, che anch'io, come Ivo, sono d'accordo con te. E come Ivo, penso che il 'noir' sia un'altra cosa. Gli elementi da mettere in gioco sono l'incontro con l'Ignoto, la Paura, e - last but not least - il Soprannaturale. Un fantasma può apparire oggi come alla fine dell'Ottocento, e suscitare gli stessi timori e le stesse domande. Ecco, io questo intendevo, non la creazione di 'falsi' M.R.James*, Lovecraft eccetera. Ciao ! * Per quanto ci sia chi lo fa ( non in Italia, d'accordo ) : conoscerai sicuramente il sito "Ghosts and Scholars".

» postato da galerius alle 13:29 del 22-12-2004

28 « Non credo che Larcher voglia minare le libertà fondamentali del cittadino. :wink:» Beh, chiaramente non intendevo quello. :lol: Anzi, approfitto per dire che comprendo e giustifico le scelte di Larcher e di Alec. Quello che tengo a sottolineare é: ok, l'occasione è più che ghiotta, ma non perdiamo la bussola e non gettiamoci a capofitto in storie soprannaturali forzate. Non farebbe bene a nessuno. E non dimentichiamo che, inevitabilmente, c'è del buono in tutti i tipi di storie. Evitiamo quindi di fare tabula rasa deglli altri stili, cosa che in America è una costante. :evil:

» postato da Fab alle 18:54 del 22-12-2004

29 Discussione interessante e comprendo bene le parole di Ivo e in parte quelle di Paul. Soltanto vorrei spezzare una lancia a favore di Giovanni Buzi: non credo si sia rivolto in questo thread con maleducazione, magari enfasi ma sempre nei limiti che si possono accettare con buon senso. E' normale che lui non resti indifferente a leggere le parole "mezza tacca" per definire chi scrive racconti da inviare ai pesci piccoli dell'editoria italiana. Paul, dovresti leggere qualcosa di Giovanni prima di giudicare. E' quantomeno l'azione più sensata e corretta che tu possa fare. La mia non è un'accusa, ci mancherebbe ma solo un consiglio che tu puoi seguire o meno. Se scrittori esordienti (e forse nemmeno più tanto esordienti) come Giovanni Buzi possono essere definiti "mezza tacca" allora vorrei esserlo anche io, che mi sforzo di imparare a scrivere horror da tre anni. Questo concetto del "non esiste lo scrittore geniale dell'horror in italia" mi fa storcere il naso, scusate ma è così. Non diamoci la zappa sui piedi, sappiamo tutti che alla fine è questione di gusti e non siamo nemmeno critici letterari (pure loro spesso non seguono una certa oggettività) per stabilire chi è lo scrittore di serie a e chi è la mezza tacca che spulcia su Internet. Io credo (e la mia è una speranza ma anche una convinzione che ritengo sensata) che tra di noi possa emergere il Lovecraft italiano. Bando alle polemiche dunque. :wink:

» postato da Univers alle 19:43 del 02-01-2005

30 Scusate ma questa ricerca del genio italiano proprio non la capisco. Tanto meno capisco l'ipotesi che in italia non ci siano bravi scrittori all'altezza dei più famosi. Andiamo, basterebbe andare su certi siti( insisto, non mi sembra che il web sia popolato da mezze tacche, boh, sarà perchè ci sono anche io, può essere, ma a me vermente non sembra..)prendere certi racconti ( ve ne trovo quanti volete, giuro!) e dire che sono di Barker o di Campbell per far dire wow!!! Per dimostrarlo basta provare... Credo che non sia un problema di bravura (anche perchè molto spesso sono i famosi ad essere sopravvalutati.)..quanto di investimento pubblicitario. Sul web non mancano i bravi scrittori, mancano i bravi lettori... ed è per questo che nessuno stampa nessuno. Avoglia che ci sia gente che scrive quando nessuno legge... Sinceramente vostro deadtoday www.filmhorror.com www.deadbutterflies.it

» postato da Francesco Cortonesi alle 19:20 del 03-01-2005

31 Io continuo a pensare che dipenda tutto da come si scrive, più che dall'orientamento al "realismo" od al "soprannaturale". Poi ho un dubbio, e lo propongo in questa discussione dato che mi ronza in testa da qualche tempo. Mmh, vediamo se riesco ad esprimerlo in maniera comprensibile. Ho l'impressione che il racconto horror sia generalmente appiattito sul raccontare storie in maniera ottocentesca. Come se il principio di relatività non fosse ancora stato scoperto, capite? D'altro canto, chi tenta di scrivere qualcosa di più "moderno" (scusate se parlo come una bimba delle elementari, non sono una grande critica letteraria :oops: ) scivola nell'incomprensibile e nel manierismo più totale... Cito ad esempio alcuni racconti "AvantPop" di "Saggezza stellare", l'omaggio a Lovecraft uscito per la Einaudi Stile Libero (e belin se è libero... :lol: ). Ho l'impressione che la dicotomia "horror soprannaturale (o tradizionale) / horror realista (o contaminato)" sia anche traducibile in quella "tradizionalismo nello stile / postmodernismo nello stile". Non vorrei esprimere giudizi perché non conosco un numero sufficiente di autori, e conseguentemente di esempi, che avvalorino quest'ipotesi e che mi permettano di giungere ad una presa di posizione. Ma immagino che voi possiate farlo. Insomma, mi sono piaciuti molto i racconti di Ivo che ho letto, proprio perché scrive di horror soprannaturale o comunque non razionalizzabile, con uno stile affatto tradizionale. Ma ci sono molti altri autori che riescono a coniugare un contenuto soprannaturale ed una forma moderna? Chiedo in anticipo scusa a chiunque abbia intenzione di offendersi per qualcosa che ho scritto (mi sembra meglio mettere le mani avanti :? ...) jena

» postato da jena.79 alle 21:47 del 03-01-2005

32 «Insomma, mi sono piaciuti molto i racconti di Ivo che ho letto, proprio perché scrive di horror soprannaturale o comunque non razionalizzabile, con uno stile affatto tradizionale. Ma ci sono molti altri autori che riescono a coniugare un contenuto soprannaturale ed una forma moderna?» Ti ringrazio per il complimento. In effetti Jena ha messo il dito sulla piaga: si sta producendo un equivoco spiacevole. Parlo per me (ma so che anche Larcher la pensa così): quando dico - per esempio - di volere racconti coi vampiri, non intendo vampiri imbellettati che non bevono mai (vino) ed escono da bare scricchiolanti. Bisogna avere la forza, l'inventiva e il coraggio sì di tornare all'antico (al racconto-favola coi mostri e gli spettri) ma con spirito rinnovato (altrimenti si scivola facilmente nella parodia). Se si parla di vampiri non è che le due sole alternative siano 1) Bela Lugosi 2) un pazzo che CREDE di essere un vampiro ma in realtà è un serial killer come tutti gli altri... L'unico limite, è davvero il caso di dirlo, è la fantasia. La scelta operata, apertura al "soprannaturale" o "ritorno alla vecchia carne" (come mi ha suggerito Elvezio), non va confusa con operazioni d'altro genere. Ripeto quanto già detto: oggi scrivere come Lovecraft non avrebbe senso. Ma scrivere delle cose di cui scriveva Lovecraft, sì, e possibilmente senza ridicolizzarle o svilirle (operazione che uno come me, del tutto privo di senso of humor, proprio non riesce a capire).

» postato da alle 23:07 del 03-01-2005

33 Che succede se il racconto non è inedito? Che succede se il racconto supera le 30 cartelle? Temo di sapere la risposta, ma ci ho provato, via

» postato da Ladro d'Anime alle 16:55 del 07-01-2005

34 Ma sono l'unico che se prova ad andare su www.larchereditore.com non trova nulla? L'editore Larcher è ancora in attività? Ciao L.

» postato da Mr Valis alle 15:52 del 17-03-2005

35 Mi unisco al tuo dubbio... A quanto pare non sono autorizzato ad aprire la pagina... :shock: X

» postato da X alle 16:02 del 17-03-2005

36 «Mi unisco al tuo dubbio... A quanto pare non sono autorizzato ad aprire la pagina... :shock: » Pare proprio che Larcher sia in chiusura. :-( Deduco che anche della relativa selezione editoriale non se ne faccia più nulla. :x Ciao L.

» postato da Mr Valis alle 08:34 del 21-03-2005

37 ««Mi unisco al tuo dubbio... A quanto pare non sono autorizzato ad aprire la pagina... :shock: » Pare proprio che Larcher sia in chiusura. :-( Deduco che anche della relativa selezione editoriale non se ne faccia più nulla. :x Ciao L.» Spero proprio di no. Ho impiegao un mese e mezzo di revisioni e non ho ancora finito per il racconto da mandare alla selezione... Sinceramente vostro deadtoday www.filmhorror.com www.deadbutterflies.it

» postato da Francesco Cortonesi alle 09:05 del 21-03-2005

38 ««Mi unisco al tuo dubbio... A quanto pare non sono autorizzato ad aprire la pagina... :shock: » Pare proprio che Larcher sia in chiusura. :-( Deduco che anche della relativa selezione editoriale non se ne faccia più nulla. :x Ciao L.» Interessante, almeno quanto il discorso letto altrove sulla necessità da parte di Larcher Editore di chiedere agli esordienti italiani contributi per la pubblicazione. Nelle sue collane, di esordienti non se ne sono visti... chissà i contributi... Amareggiato, X

» postato da X alle 09:24 del 21-03-2005

39 A dire la verità Larcher ha sempre detto di NON avere il pelo sullo stomaco per chiedere contributi agli esordienti (come fanno altri piccoli editori), cosa che sembra essere l'unica soluzione-tampone al fatto che, in Italia, in campo horror, gli esordienti non se li compra nessuno e sono un investimento fallimentare.

» postato da alessio valsecchi alle 09:51 del 21-03-2005

40 Però la sua politica editoriale non mi sembra abbia portato a nulla, risollevando l'horror italiano dalle sue ceneri o chissà che altro. Personalmente ho sempre trovato discutibile la necessità millantata da più fronti di dover contribuire alle spese di pubblicazione, sia che si trattasse di un discorso esplicito che di una clausola marginale del contratto. Se fossi un editore e amassi davvero ciò di cui mi occupo, fosse esso il fantastico o l'horror in senso stretto, passerei le mie giornate a pensare al modo migliore per far giungere i miei scrittori all'attenzione del pubblico, non al modo migliore per attingere alle loro tasche. Questa, ovviamente, è solo la mia umile opinione. Ciao, X

» postato da X alle 09:59 del 21-03-2005

41 «Se fossi un editore e amassi davvero ciò di cui mi occupo, fosse esso il fantastico o l'horror in senso stretto, passerei le mie giornate a pensare al modo migliore per far giungere i miei scrittori all'attenzione del pubblico, non al modo migliore per attingere alle loro tasche. Questa, ovviamente, è solo la mia umile opinione. Ciao, X» Il pubblico non esiste, il pubblico siamo noi. Proviamo a rispondere a una domandina: quanti libri di letteratura di genere scritti da italiani abbiamo comprato quest'anno? Un editore, seppur amante appassionato del genere letterario di cui si occupa, deve fare i conti con le finanze. Se nessuno compra, hai voglia a far giungere gli scritti all'attenzione del pubblico. Cosa significa poi 'all'attenzione del pubblico? Ho l'impressione che ci siano idee un po' confuse al riguardo: qualsiasi strada si imbocchi, è lunga e dispendiosa (e non hai la garanzia di arrivare alla meta).

» postato da franz alle 11:11 del 21-03-2005

42 « Il pubblico non esiste, il pubblico siamo noi. Proviamo a rispondere a una domandina: quanti libri di letteratura di genere scritti da italiani abbiamo comprato quest'anno? » 8 su 30. Considerando che gli autori italiani che arrivano sugli scaffali delle librerie sono una frazione minoritaria e che non sempre reggono il confronto per qualità (l'editing nostrano, chissà perché, sembra saper fare miracoli solo quando si applica alle opere di autori stranieri), penso di essere in media... « Un editore, seppur amante appassionato del genere letterario di cui si occupa, deve fare i conti con le finanze. Se nessuno compra, hai voglia a far giungere gli scritti all'attenzione del pubblico. Cosa significa poi 'all'attenzione del pubblico? Ho l'impressione che ci siano idee un po' confuse al riguardo: qualsiasi strada si imbocchi, è lunga e dispendiosa (e non hai la garanzia di arrivare alla meta).» All'attenzione del pubblico = presentazioni, serate organizzate, partecipazione ad eventi, fiere e saloni del libro... Avrò pure le idee confuse, ma quando qualcuno mi sbatte in faccia la sua superiore comprensione dei meccanismi dell'editoria e poi fa la fine del topo preso in trappola... Ad ogni modo, visto che il tono del mio post potrebbe facilmente essere equivocato, non sto certo facendo i salti di gioia per le difficoltà editoriali di Larcher. Più editori significano maggiori possibilità di sbocco per gli autori (esordienti e non) e questo non lo dimentico. Certo, ogni tanto farebbe piacere constatare professionalità su ambo i fronti... Cordialmente, X

» postato da X alle 11:27 del 21-03-2005

43 Tranqui X, non ho frainteso il tono dei tuoi interventi. :) Il "problema" di Larcher è quello di tante piccole case editrici: si vuole fare le cose "per bene", si è pieni di entusiasmo e di speranze, ma poi... i distributori non ti distribuiscono... i lettori non ti comprano... gli aspiranti autori s'incazzano con te perchè non investi su di loro... e allora che fai? puoi mica cominciare a rapinare banche per continuare a pubblicare libri, no? ciao

» postato da alessio valsecchi alle 11:40 del 21-03-2005

44 Io una banca la rapinerei per comprarli, i libri. Quoto Franz e Ale. Di autori italiani ne leggo parecchi ma mi piacciono solo i mainstream, ogni volta che leggo gli scrittori di genere mi vengono i brividacci, ma quelli sono gusti e cerco comunque (nei limiti) di comprare anche i tizi e le tizie che non gradisco più di tanto... Larcher (ne so poco, intendiamoci) ha fatto davvero tutto il possibile, ragazzi, aveva entusiasmo, non chiedeva contributi, irradiava simpatia, ha accettato in scuderia dubbie figure dalle potenzialià... ecco... limitate, ha organizzato incontri in giro... Ma la distribuzione ti uccide e le librerie ti espongono poco e male... Servirebbe, ancor più di una vendita online, un reticolo di librerie specializzate o semi specializzate che pompino (uh!, cioè, che promuovano...) libri e autori, un esempio di libreria che si attiva molto è la Sherlockiana di Milano, ce ne fossero 5 o 6 così in ogni regione si potrebbe affrontare un discorso diverso, magari anche saltare la mafia dei grandi distributori e puntare a un venduto anche solo di dieci-venti copie per libreria distribuendo solo in quei posti e in poche altre...

» postato da elvezio alle 11:58 del 21-03-2005

45 « 8 su 30. Considerando che gli autori italiani che arrivano sugli scaffali delle librerie sono una frazione minoritaria e che non sempre reggono il confronto per qualità (l'editing nostrano, chissà perché, sembra saper fare miracoli solo quando si applica alle opere di autori stranieri), penso di essere in media...» Mi tolgo il cappello, ma temo che la tua concezione di 'media' sia ottimistica, altrimenti non si spiegerebbe la chiusura di case editrici per mancanza di lettori. « All'attenzione del pubblico = presentazioni, serate organizzate, partecipazione ad eventi, fiere e saloni del libro... Avrò pure le idee confuse, ma quando qualcuno mi sbatte in faccia la sua superiore comprensione dei meccanismi dell'editoria e poi fa la fine del topo preso in trappola... » Io non ti sto sbattendo in faccia proprio nulla, ti porto l'esperienza da editore. Eventi, fiere e saloni del libro costano (e io a presentazioni di Larcher sono stato, insieme ad altri 4 gatti, così come a decine di altre presentazioni ed eventi che alla fine non facevano vendere nulla). E' il cane che si morde la coda: posso investire la prima volta, ma se i soldi non rientrano non ci sarà una seconda opportunità. « Ad ogni modo, visto che il tono del mio post potrebbe facilmente essere equivocato, non sto certo facendo i salti di gioia per le difficoltà editoriali di Larcher. Più editori significano maggiori possibilità di sbocco per gli autori (esordienti e non) e questo non lo dimentico. Certo, ogni tanto farebbe piacere constatare professionalità su ambo i fronti... X» Ci mancherebbe. Più editori significa anche fette di mercato sempre più piccole, che non giustificano l'investimento. Considerato che il distributore si piglia il 50% del prezzo di copertina, l'autore l'8%, l'illustratore il 2%, lo stampatore circa il 20%, hai idea di quante copie occorra vendere per andare in pareggio? Si parla di migliaia. La frase riguardo alla professionalità su 'ambo' i fronti non l'ho capita, scusami.

» postato da franz alle 12:03 del 21-03-2005

46 «Io non ti sto sbattendo in faccia proprio nulla, ti porto l'esperienza da editore.» Infatti non mi riferivo a te... Sulle difficoltà delle piccole case editrici ad emergere posso avere un'idea vaga e parziale, questo però non giustifica la richiesta da parte di molti piccoli editori (tutti?) di contributi da parte degli autori, che è il punto su cui un po' tutti battono. Mi spiego meglio (o almeno ci provo). Se io apro una casa editrice, lo faccio cercando di avere un panorama il più completo possibile della situazione del mercato. È chiaro, quando i tre-quattro arcinoti colossi controllano il novanta per cento del mercato e mille piccoli editori devono scannarsi per aggiudicarsi le briciole, la situazione è difficile in partenza. Per lanciarsi in questo mondo, bisogna quindi avere le idee precise: innovazione, per la scarsa conoscenza che ho delle logiche di mercato, potrebbe essere la soluzione. Per innovazione intendo la capacità di cogliere una domanda a cui nessuno ancora ha offerto una risposta adeguata. Un esempio, facendo riferimento alla narrativa di fantascienza, è venuto dalla Fanucci. Quando nel lontano 2000 lanciarono la collana Solaria, cercarono di aggiudicarsi quel segmento di mercato rappresentato dai libri economici distribuiti sia in edicola che in libreria. La scommessa non ha avuto successo, vuoi per le croniche difficoltà di distribuzione che giustamente ricordavate, vuoi per la sovrapposizione, nelle edicole almeno, a un segmento che veniva già ampiamente servito da Urania, con alle spalle la corazzata Mondadori. Però, in quel caso, mi sono sentito di apprezzare l'azzardo, perchè dai titoli proposti (tutti di ottimo livello e non di rado prime edizioni mondiali!) si vedeva una certa professionalità nella macchina che muoveva il tutto. C'era pianificazione, e infatti Fanucci continua a proporre titoli di ottima fattura, a prezzi contenuti (tra gli ultimi, l'edizione integrale del classico Straniero in terra straniera di Heinlein). Adesso, di fronte a un editore appena nato che si getta nella mischia e propone una manciata di titoli (in larga parte forti di un grande nome di copertina) e poi suona la riscossa dell'horror, personalmente mi sento di esprimere tutto il mio scetticismo. Forse perché il progetto mi è sempre parso un po' limitato, nel senso che non vi ho visto quella volontà di creare una scuderia di autori che poi sta diventando il marchio della Delos. Forse perché il troppo entusiasmo sbandierato nelle iniziative mi pareva già nascondere una certa incomprensione di fondo del problema centrale. Per sopravvivere non è sufficiente adattarsi al trend: così si finisce risucchiati nell'anonimato ed è chiaro che case editrici di più lungo corso (Il Foglio, Prospettiva) finiscono per tagliarti fuori dal giro. Per sopravvivere occorre riuscire a imporsi, ottenendo quella visibilità dei media che in genere è riservata a chi già è arrivato: è questo il vero circolo vizioso. Magari, come dicevate voi, le cose potrebbero migliorare se invece di finire nelle grandi librerie, nascosti in un angolo, i piccoli editori di genere potessero contare su una loro rete di centri di distribuzione (sull'esempio della Sherlockiana). Però, forse, non sarebbe necessario arrivare a tanto se le piccole case editrici, come dicevo sopra, si dotassero di una loro linea di condotta riconoscibile e coerente. In Francia, per fare un esempio, ci sono quattro o cinque editori di narrativa fantastica che, con le loro collane da centinaia di titoli, invadono le librerie (tutte). In Italia, l'unico grande editore del fantastico, la Nord, ha ripiegato sui romanzi d'amore e il mainstream... Mi scuso per lo sproloquio. Buona giornata a tutti, X

» postato da X alle 12:38 del 21-03-2005

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