- In The Fan l’idolatria diventa una minaccia
- Goal of the Dead porta l’apocalisse in un paese di provincia
- Con King e Peele l’ombra cade sul campione
- Il tifo e la fama spaventano più dei mostri
Nell’immaginario comune lo sport sta dalla parte opposta dell’horror. Riflettori accesi, migliaia di persone che cantano invece di urlare: niente sembra più lontano da una cripta. È un’idea comoda, e il genere la smentisce da almeno trent’anni. Ottobre offre il suo mostro di stagione, Clayface di James Watkins, atteso dal 22 ottobre. La paura più sottile, però, non abita sempre a Gotham.
Per chi legge e guarda horror, lo sport è un territorio sorprendentemente fertile. Stadi, tifosi e campioni appartengono a quel quotidiano che il genere ama far sfaldare all’improvviso, finché il rito della partita mostra il suo lato oscuro. Le quattro opere raccolte qui, tre film e un romanzo breve, partono da immagini familiari e le rovesciano una per una. In ciascuna il campo smette di essere spettacolo. Diventa il luogo da cui nasce la minaccia, e spesso chi la porta siede già sugli spalti.
In The Fan l’idolatria diventa una minaccia
Il film di Tony Scott (Stati Uniti, 1996) nasce dal romanzo The Fan di Peter Abrahams, pubblicato l’anno prima. Robert De Niro è Gil Renard, venditore di coltelli nell’azienda fondata dal padre. Tifoso accanito dei Giants di baseball, quando arriva in squadra Bobby Rayburn, il nuovo acquisto interpretato da Wesley Snipes, Gil si convince di avere con lui un’affinità speciale. Da lì l’ossessione cresce. Non c’è nulla di soprannaturale: l’orrore nasce dal tifo che smette di guardare la partita e comincia a fissare un uomo solo.
Goal of the Dead porta l’apocalisse in un paese di provincia
Goal of the Dead (Francia, 2014) prende i titoli dei suoi due segmenti dal linguaggio delle coppe: First Leg, diretto da Benjamin Rocher, e Second Leg, girato da Thierry Poiraud, cioè andata e ritorno. Nel calcio vero una sfida così si gioca in due serate distinte. Le pagine sportive di NetBet.it mostrano un turno a eliminazione diretta della Champions League così: due partite, ognuna con data e orario. Per una settimana la sfida resta ferma a metà, con un risultato parziale da una parte e una data ancora da giocare dall’altra. Il film usa la stessa pausa: il primo segmento si chiude a metà, il secondo riparte da lì. Samuel Lorit torna con l’Olympique a Caplongue, per affrontare la squadra locale. La vigilia prende un’altra piega: il dottor Belvaux inietta al figlio Jeannot, capitano della squadra di casa, un siero per renderlo più forte.
La sera del match il film cambia natura. Presentando il trailer nel 2014, Cinefilos lo descriveva come una horror-comedy francese in cui un’apocalisse zombie trasforma calciatori e spettatori, e con loro gli abitanti, «in creature assetate di sangue». Il tono resta quello della commedia, eppure l’immagine colpisce. Proprio la folla che dovrebbe spingere i suoi undici diventa ciò da cui fuggire.
Con King e Peele l’ombra cade sul campione
Stephen King sposta il discorso dal tifo alla memoria. Nel romanzo breve Blockade Billy, pubblicato da Scribner nel 2010, William Blakely è il primo e unico atleta la cui esistenza sia stata rimossa del tutto dagli annali. Ogni traccia della sua carriera nel baseball è stata cancellata, e non senza motivo. Il suo segreto, avverte la sinossi, è più oscuro di qualsiasi pillola o iniezione capace di provocare uno scandalo nello sport di oggi.
Him torna invece al tifo, e lo guarda dal lato di chi lo subisce. Diretto da Justin Tipping e prodotto da Jordan Peele, il film è uscito nei cinema italiani il 2 ottobre 2025 con Universal. Il protagonista è Cameron Cade (Tyriq Withers), promettente quarterback che ha sacrificato tutto per il football. Un fan lo aggredisce e gli provoca un trauma cranico. Lo accompagna un leggendario quarterback quasi in pensione, interpretato da Marlon Wayans, in quello che Cinefilos chiama «un viaggio agghiacciante nel sancta sanctorum della fama». Secondo La Voce di New York, l’impronta di Peele si riconosce in una tensione «che non dipende tanto dalla minaccia quanto dall’ambiente che la produce».
Il tifo e la fama spaventano più dei mostri
Messe in fila, le quattro opere arrivano alla stessa conclusione da strade diverse: l’idolatria del tifoso e il corpo del campione spinto oltre il limite fanno più paura di qualunque creatura. Chi ha apprezzato i sette western horror proposti per l’estate ritroverà qui lo stesso incrocio di generi, spostato dalla frontiera allo stadio. Per una serata di fine ottobre, Him è la visione più recente, mentre The Fan si adatta a chi preferisce il thriller senza soprannaturale. Un’avvertenza, prima di spegnere le luci: Goal of the Dead è una horror-comedy e va preso alla leggera. Quanto a Blockade Billy, funziona meglio se nessuno ne ha già svelato il segreto. Il gioco con vincite in denaro è riservato ai maggiorenni: ciò che si punta si può perdere, meglio fissare prima un limite di spesa.






