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HorrorMagazine

Twilight

Ultima metro

di Stefano Valbonesi
In un futuro molto vicino al nostro, l'equilibrio della società è minacciato dai Reietti, folli assassini rei di uccidere chiunque senza alcuna ragione apparente. Ma quando un uomo viene in contatto con uno di loro, si rende conto che i Reietti non sono dei semplici criminali così come lì dipinge la società. Davanti ai suoi occhi si apre un universo di orrori, e la sua vita si ritrova a un bivio decisivo. Un ottimo racconto a cavallo fra Matrix e La notte dei morti viventi, finalista al premio Lovecraft 2006.

L'autore si presenta

Stefano Valbonesi nasce nel 1973 a Penne, un paese in provincia di Pescara. Ben presto viene attratto inesorabilmente dal mistero e da tutto ciò che non quadra. Si trasferisce a Chieti, dove continua a non capire perché esiste. Sviluppa doti di parapsicolabile e disadattato, molto utili per perdersi in città o per imitare il verso agonico di un Trypanosoma brucei gambiense su un autobus all'ora di punta. Comincia a uscire fuori dal corpo e si appassiona alla musica e alla letteratura. Un giorno spara una palla di fuoco contro un mostro dentro una casa di campagna, mancando clamorosamente il bersaglio. Da allora è un uomo in fuga. Tuttavia non trascura la sua formazione da lettore autodidatta onnivoro (spinta a livelli subpatologici) e si accosta alla scrittura nera all'alba del nuovo millennio.
Nel 2003 si schianta sul portale di letteratura La Tela Nera (http://www.latelanera.com, dove emette stridii e pseudostorie. Finalista al Premio Lovecraft 2006, alcuni dei suoi lavori, scritti da solo o in collaborazione con altri autori emergenti, sono stati inspiegabilmente pubblicati su alcune antologie (Les fleurs du mal - Ghiaccio nero, Nicola Pesce Editore, 2008; Samhain 2004, Ferrara Edizioni & Area31 Press 2007; 666 passi nel delirio, Larcher Editore, 2006; Sedotti dal buio, Ferrara Edizioni, 2006; N.O.I.R., Traccediverse, 2005; Bambini Cattivi, Edizioni Melquiades, 2005; Vaults 2004, Phantom Club, 2004).
Nel 2008 diventa Presidente di Giuria del concorso gratuito di narrativa NeroPremio (http://www.latelanera.com/neropremio, e nel contempo trasferisce un suo molesto doppelgänger nel ruolo di collaboratore presso l'Associazione Culturale ed Edizioni XII (www.xii-online.com).

Autore: Stefano Valbonesi - Data: 20 aprile 2009

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Commenti

1 Un racconto che non lascia scampo. La speranza è comunque la morte, o meglio, la consapevolezza di esserlo. Macabra forma di libertà. Bravo.

» postato da Sergio Donato alle 22:11 del 20-04-2009

2 Molto bello. Efficace nella sua brevità. Mi ha fatto venire in mente "La Nausea" di Sartre: un horror esistenzialista che si presta a più livelli di lettura metaforica e simbolica. Speriamo di leggere presto altri racconti di questo Autore. :)

» postato da psichetechne alle 22:50 del 20-04-2009

3 Bella idea, bel racconto. Complimenti.

» postato da Roberto Paris alle 23:14 del 24-04-2009

4 Un bell'horror moderno, ricco di spunti. Complimenti!

» postato da Irene Vanni alle 08:33 del 25-04-2009

5 Ottimo racconto. Complimenti. L'ambiente metropolitano mi ha sempre inquietato, per ragioni terra terra (paura di una aggressione) e per ragioni... non so... qualcosa tipo "Ultima fermata: l'incubo" di Castelli e Sclavi. E poi perchè la metropolitana è una metafora dell'esistenza (addirittura!): in metropolitana ci si sente vivi, in movimento, attivi, padroni della città... ma ci si può sentire anche schiavi, passivi, costretti su percorsi obbligati, insomma, morti viventi. Ultime annotazioni: bella l'immagine dei pezzi di carne galleggianti nel catarro, geniale la zecca/parassita gonfia come una zanzara! Un saluto.

» postato da samuele nava alle 11:11 del 16-05-2009

6 L'idea è bella e ben sviluppata, complimenti! Però mi sembra che l'ultima parte del racconto, quella in cui dai voce al Reietto, sia troppo "esplicativa": guidi il lettore passo passo - e forse un po' troppo lentamente - nella comprensione della verità, mentre secondo me avresti potuto dare meno spiegazioni e lasciare qualcosa al ragionamento del lettore, visto che più o meno si riesce a intuire dove la storia voglia andare a parare... Insomma, verso la fine lo stile diventa un po' troppo didascalico, a scapito della narrazione vera e propria, però nel complesso è un buon racconto, che mi ha fatto riflettere molto e che ho letto con piacere!

» postato da Chiara Razzi Di Nunzio alle 09:50 del 17-06-2009

7 L'ho apprezzato per 3/4 L'ultima pagina é quella che lascia più a desiderare. Credo che non sempre di debba spiegare per forza il perché delle cose, soprattutto in un racconto breve che non vedrà un seguito (credo). Non mi piace il dover spiegare il male come ineluttabile conseguenza di una società corrotta, dalla quale non si può prescindere per sopravvivere. Passare dall'altra parte per sfuggire ad un limbo e cadere in un altro? Che senso ha? Non l'ho capito.

» postato da Il_Suppliziante alle 18:51 del 31-07-2009

8 I racconti privi di logica, che puntano all'immaturità di chi si lascia spaventare da tutto ciò che è ingenua caricatura del vero orrore, costituito dal non voler guardare il Vero della pochezza intellettuale umana, non mi trasmettono altro che noia.

» postato da vajmax alle 10:00 del 16-09-2009

9 Forse la dimensione del racconto era troppo esigua per il progetto, da qui l'effetto "spiegone" di una rivelazione abnorme concentrata in poche righe. Temo del resto che la partecipazione al concorso imponesse un limite di caratteri: l'autore potrebbe essere stato costretto a sacrificare certi spazi. A parte questo ho molto apprezzato il testo, sia per temi che per linguaggio.

» postato da AgonyAunt alle 22:50 del 26-09-2009

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