Nelle nostre sale cinematografiche abbiamo avuto modo di vederlo a inizio 2015, ma soltanto ora, a quasi quattro mesi di distanza, approda nel mercato dell’home video italiano, sotto il marchio Universal.

Esordio registico per lo Stiles White che, effettista dalla lunga carriera, vanta anche un piccolo curriculum di sceneggiatore horror (Boogeyman – L’uomo nero di Stephen Kay e The possession di Ole Bornedal, tra gli altri), Ouija vede Olivia Cooke, Ana Coto, Douglas Smith, Daren Kagasoff e Bianca A. Santos che, nel tentativo di mettersi in contatto con l’amica Shelley Hennig, a quanto pare morta suicida, ricorrono all’antica tavola del titolo finendo per risvegliarne gli oscuri poteri.

Perché è di un diabolico strumento che, corredato da un indicatore mobile chiamato planchette e riportante i numeri da zero a nove e tutte le lettere dell’alfabeto, viene tirato in ballo per le sedute spiritiche che si tratta.

Diabolico strumento che, tra labbra cucite e tragiche cadute, provvede a generare la consueta mattanza di giovani; man mano che non mancano inquietanti segnali premonitori, spaventi improvvisi e l’entrata in scena della Lin Shaye della saga Insidious.

D’altra parte, a finanziare l’operazione è lo stesso Jason Blum che si è occupato proprio della produzione della trilogia iniziata da James Wan e che, in fin dei conti, non ha impiegato molto a trasformarsi in uno dei nomi più importanti dell’horror su celluloide d’inizio XXI secolo.

Infatti, fondatore e amministratore delegato della Blumhouse Productions, specializzata, appunto, in film dell’orrore a basso costo, sebbene lavori nel settore già dalla seconda metà degli anni Novanta è a partire dal chiacchieratissimo Paranormal activity di Oren Peli che ha cominciato a farsi strada nel genere.

Il Paranormal activity che, falso documentario con presenze spettrali casalinghe, non ha potuto fare a meno di generare una vera e propria saga (ad oggi si contano cinque capitoli più lo spin off Il segnato, nessuno diretto da Peli), offrendo, allo stesso tempo, al losangelino classe 1969 – figlio di una professoressa d’arte e di un mercante d’arte indipendente – di riconfermarsi all’interno del filone.

Non a caso, è pur vero che la sua filmografia, costituita da quasi ottanta titoli, comprenda lungometraggi di ogni tipo, da Un marito di troppo con Uma Thurman a Whiplash di Damien Chazelle, che gli ha anche consentito di essere candidato al Premio Oscar, ma, senza alcun dubbio, è nell’ambito della paura da grande schermo che ha avuto modo di dare buona parte dei suoi frutti.

Frutti che, a cominciare dal 2012, sono stati rappresentati da Sinister di Scott Derrickson, con uno scrittore interpretato da Ethan Hawke e destinato, insieme alla sua famiglia, a vedersela con un fatto di sangue avvenuto nella casa in cui si sono appena trasferiti, Le streghe di Salem di Rob Zombie, caratterizzato in maniera affascinante da una avvolgente atmosfera anni Settanta, The bay di Barry Levinson, mockumentary fornito di sanguinario parassita marino, e Dark skiesOscure presenze di Scott Stewart, cupa storia di alieni.

Ma non dimentichiamo neppure lo specchio maledetto di Oculus – Il riflesso del male di Mike Flanagan, Plush di Catherine Hardwicke, sul rapporto tra una giovane rock star e il suo nuovo compagno psicopatico, 13 sins di Daniel Stamm, Creep di Patrick Brice, con un operatore video che finisce in una brutta avventura quando risponde ad un annuncio di lavoro di un giorno in un paese di montagna, Mercy di Peter Cornwell, tratto da Stephen King, e Mockingbird di Bryan Bertino, storia di tre individui che ricono da un mittente anonimo tre videocamere insieme ad un ultimatum: continuare le riprese o morire.

E l’attività non sembra fermarsi, perché, se tra le ultime produzioni bloomiane rientrano l’horror con oscure presenze Jessabelle di Kevin Greutert, Cybernatural di Levan Gabriadze, storia di chat e omicidi, The Lazarus effect di David Gelb, The town that dreaded sundown di Alfonso Gomez-Rejon – remake de La città che aveva paura, diretto nel 1976 da Charles B. Pierce – e i thriller Senza uscita di Joe Johnston e Il ragazzo della porta accanto di Rob Cohen, il secondo dei quali interpretato da Jennifer Lopez, non poche sono quelle in preparazione o in via di chiusura.

The purge 3 di James DeMonaco – terzo capitolo della serie iniziata con La notte del giudizio e Anarchia – La notte del giudizio – è soltanto la prima, in quanto negli impegni futuri dell’attivissimo Jason figurano, tra gli altri, Sinister 2 di Ciarán Foy, Curve di Iain Softley, 6 Miranda Drive di Greg Mclean, The Gallows, diretto a quattro mani da Travis Cluff e Chris Lofing, Amityville: The awakening di Franck Khalfoun, Home di Dennis Iliadis, The gift di Joel Edgerton, The visit di M. Night Shyamalan, Incarnate di Brad Peyton, The veil di Phil Joanou, Stephanie di Akiva Goldsman, Viral di Henry Joost e Ariel Schulman, Visions e Area 51, rispettivamente firmati dai già citati Greutert e Peli.

Magari, nell’attesa, infiliamo nel lettore Ouija e lasciamoci risucchiare… dal terrore!