Ciao Paolo, bentornato su Horror Magazine. Debbi (la strana) e le avventure bipolari del coniglietto Ribes è il tuo ultimo romanzo pubblicato da Cut Up Edizioni per la neonata collana Incubazioni ideata e curata da Stefano “El Brujo” Fantelli. Com’è nata questa proposta e cosa intendi per romanzo “crust punk” come lo hai definito?

Hell'o, amici miei, grazie a voi. Stefano aveva tutto ben chiaro in mente, riguardo Incubazioni, e mi ha dato l'onore di aprire la collana. Avevo due storie in stato avanzato di composizione. La cosa buffa riguardo le mie ossessioni è che se racconto a voce a qualcuno la trama di una storia che devo scrivere, poi non riesco più a metterla nero su bianco. Ho dato El Brujo due indicazioni di massima e lui ha scelto Debbi, praticamente alla cieca. L'idea di inserire le illustrazioni è sempre sua, io mi sono prestato a modificare la storia per rientrare nella linea di fondo di Incubazioni e ne è uscita la versione perfetta del romanzo. Avevo un'idea diversa, più sperimentale, ma non volevo approfittare dell'occasione per proporre un rebus incomprensibile. Abbiamo lavorato a velocità mostruose, ma l'idea diabolica di Stefano di realizzare una tiratura limitata in 666 copie, con un disegno diverso per ogni volume fatto a mano da me sta piacendo molto.

Per romanzo crust punk intendo strettamente riferirmi all'etichetta musicale. Stefano voleva una collana gemellata ai mondi sonori del rock di confine, così mi sono giocato questa label che racchiude una contaminazione di sottogeneri (hardcore, punk, metal), generando un freak alfine melodico. Così è Debbi: un personaggio maledetto e infernale che si muove ai confini dell'umanità, nella poesia del suo estremo vuoto d'amore.

Firmi quest’opera come Paolo Di Orazio II e Stefano Fantelli nella prefazione al libro ti definisce come “il due volte nato”. Che cosa significa e perché questa scelta?

Tutto parte dal fatto che ho due profili Facebook. Paolo Di Orazio II mi sa di autorità papale e descrive bene la potenza espressiva che ho voluto dare alla storia di Debbi. La mia avventura editoriale non sfocia mai nel compromesso, quindi continuerò ad esplorare l'horror per superare me stesso, in ogni modo. Al che, la mia autoelezione a Papa. Naturalmente è un gioco all'ego ipertrofico che mi permette di dire «sono il migliore, anzi l'unico!».; -)

In Debbie rimetti al centro i bambini, protagonisti del tuo romanzo di esordio (ma anche in altre opere) Primi Delitti. Se in quell’opera erano i bambini i carnefici degli adulti che li circondavano, qui invece li vediamo nella veste di vittime brutalmente torturate e seviziate da un serial killer. In un’intervista che ti feci qualche anno fa in occasione dell’uscita di “Che hanno da strillare i maiali” (Ded’A, 2009) hai dichiarato: “Ho studiato i casi italiani più eclatanti di pedofilia omicida, li ho dimenticati e li ho romanzati rigenerandoli in diversi plot la cui lente deformante sospende me e i lettori da ogni remora morale e lascia fluire la storia nel suo giusto letto narrativo”. Come hai affrontato questa tematica nel romanzo? Pensi che oggi, nel nostro paese, sia un argomento ancora tabù?

No, io credo che non esistano argomenti tabù. Non volevo insistere ancora una volta sui bambini ma è venuto naturale, anche perché vorrei fare di Debbi una trilogia di formazione e quindi sono tornato a parlare d’infanzia. Certo, la pedofilia è un tema grave e scottante, non solo per la drammaticità dei casi, ma perché è diffuso un sentimento forcaiolo di massa, secondo cui non c'è distinzione tra crimine e malattia mentale. Il pedofilo che uccide non guarisce con il carcere: è un malato mentale che attua comportamenti dannosi e mortali per le sue vittime. Va isolato, tenuto sotto osservazione e assistito psichiatricamente. Ma non penso che il sistema italiano sia pronto per assicurare soluzioni del genere. Soprattutto, non c'è disponibilità a credere che il mostro sia in realtà una persona infinitamente e distruttivamente infelice.

Le atmosfere di Debbie sono quelle allucinate che contraddistinguono le tue opere. Le scene di violenza e torture che subiscono le vittime del libro e le perversioni dei protagonisti poi si contraddistinguono, se non altro, per l’originalità dell’ideazione e la visionarietà delle descrizioni. Come hai pensato queste scene?

Non so mai rispondere a questa domanda. Il mio scopo principale è stupirmi e sfidarmi. Attendo l'idea. Se mi sembra debole, la elaboro finché la forma migliore appare nella mia testa e la scrivo. Il lavoro di astrazione è alla base di tutto, il resto è alchimia con la storia. Però è anche importante una certa preparazione. Io non mi nutro di romanzi, mi occorre sapere come funziona il corpo umano nella vita e nella morte, come funziona la psicologia criminale, così da poter far compiere ai miei personaggi cose incredibili ma su basi non posticce della deviazione psichica.

Tue sono anche le illustrazioni che accompagnano il testo. Che approccio hai utilizzato per realizzarle, cosa ci puoi dire in merito?

Non sono un disegnatore professionista, quindi mi aggiro perennemente nella mia forma primitiva di espressionismo rupestre che ormai posso definire così. Per Debbi, a volte ho lavorato su immagini didascaliche ai capitoli, altre volte ho esborsato disegni di suggestione. Comunque, l'idea delle illustrazioni è sempre di Stefano Fantelli, per fare dei libri di Incubazione un impasto di influenze e contaminazioni. I disegni sono realizzati bianco su cartoncino nero, pennarello e pennello in acrilico. Mi piace lavorare sulle linee di luce, un falso negativo, le masse, i dettagli imprecisi e sfocati. Il nero dominante è davvero marito di Debbi, assieme alle forme elementari di un mondo giocato e mai passato alla maturità, seppur adulto e violento come una giungla piena di insidie.

Tu e Stefano Fantelli siete gli ultimi (e forse, da sempre, gli unici) baluardi italiani di un certo tipo di horror, visionario e carnale al tempo stesso, a metà tra Lovecraft e Barker, una sorta di poesia del dolore che avete raffinato nel tempo, entrambi con il proprio personalissimo stile. Questo incontro era quindi inevitabile? E i lettori possono sperare in una vostra unione a livello creativo per il futuro?

Sì, era inevitabile, anche secondo me. Io ho sempre creduto nel lavoro di squadra e mai vissuto la scrittura e la mia strada personale come una lotta egotica di ossessiva competizione. Non si esclude che, lavorando in modo più continuativo, si possa sfornare qualcosa di importante a quattro mani. Con Alessandro Manzetti, ho da poco pubblicato Dark Gates con Kipple Officina Libraria, in italiano e inglese. Nel nostro mondo piccolo e affollato più da scrittori che da lettori, non è poco. L'horror che trattiamo oggi deve per forza essere figlio di quel Barker che ha dato uno scarto di timone all'horror mondiale. Continuo a dire che I Libri di sangue sono il vero Rinascimento del racconto del terrore, da cui non si può prescindere una visione cronenberghiana dei personaggi. Umani e allo stesso tempo titani dell'irrazionale.

L’uscita di Debbi coincide anche con un traguardo importante per la nuova serie della rivista cult Splatter da te riportata in vita dopo 23 anni, il numero 6, che avete appena presentato a Lucca Comics & Games. Che cosa ci puoi raccontare dei contenuti di questo numero 6 attualmente in fumetteria?

Il numero 6 segna un anno di rinascita e 25 di esistenza di «Splatter». Questo numero contiene ottimi fumetti, nonché due racconti di Fantelli, uno disegnato da Antonio De Luca e uno in prosa. L'albo, come sempre, contiene una varietà di stili (l'ottimo realismo di Riccardo Latina, Nik Guerra, Renato Riccio, Babich e una visionaria Cecilia Capuana, emblema del fumetto alternativo di fine anni '70) e autori come Barone, Cavaletto, e dossier grondanti sangue. Vado fiero, tra le altre cose, del mio reportage sul vampiro e il necroromantico, unica e rara occasione in cui mi posso sentire giornalista (mancato).

Ci puoi dare qualche altra anticipazione sui tuoi progetti futuri?

I miei progetti non hanno mai una scaletta, quindi non so prevedere cosa farò, visto che sono un cane sciolto tra musica e editoria. Di sicuro, vorrei completare la trilogia di Debbi. Nel frattempo, sopravvivere.

Bocciato alla maturità scientifica per un tema sulla sessualità nella letteratura italiana, riformato dal servizio militare, denunciato come scrittore di 11 mensili porno, Paolo Di Orazio II viene anche accusato in Parlamento di istigazione a delinquere per il suo libro di esordio Primi Delitti e per la rivista a fumetti Splatter che è tornato a dirigere dopo 23 anni. Imitato dai Cannibali, fonda e viene tradito dalla sua rock band dopo 1500 concerti su tutti i palchi, le radio e le Tv d'Italia. Sperling lo vuole come Stephen King italiano, Sonzogno come Clive Barker, ma viene giudicato troppo estremo. Nonostante abbia pubblicato racconti, romanzi e fumetti per Granata Press, RadioRai, Castelvecchi, Urania, Mare Nero, Coniglio Editore, Bietti, Delos, Hacca, Rizzoli, Cattivik, Beccogiallo, 001, Clair de Lune, Aurea, Heavy Metal, la legge si è dimenticato di lui. Vive e si masturba a Roma dal '66.