Ciao Stefano, bentornato su Horror Magazine.Sono passati circa sei anni dalla tua prima opera “Alla fine della notte”. Cos’è cambiato rispetto a quella tua prima esperienza e cosa invece è rimasto uguale?

C’è più interesse per il genere e anche per gli autori emergenti italiani che prima venivano guardati con diffidenza o addirittura snobbati sia dal pubblico che dagli editori. Riguardo a me credo ci sia stata un’ovvia maturazione non solo artistica dovuta sia alle esperienze che alle letture che all’età. Sono diventato anche più bello! (ride). Il mio progetto letterario prosegue, ma ho aggiustato il tiro, per così dire. Mi sono tenuto la scrittura dentro per un po’, finché non è diventata incontenibile ed è esplosa. Una cascata di parole, è stato come vomitare storie…

Così è nato “Dark Circus”, il nuovo libro?  E come sei arrivato a Cut-up edizioni? Il fatto di appartenere alla scena bolognese molto viva e ricca di firme famose (l’introduzione del tuo libro è firmata da Gianfranco Nerozzi e la nota introduttiva a un tuo racconto invece da Carlo Lucarelli) ti ha aiutato e dato stimoli per intraprendere il mestiere di scrittore?

Sì, così è nato Dark Circus. Ma non era neanche a metà quando l’editore, il lungimirante e coraggioso Fabio Nardini, mi ha cercato per propormi di scrivere un libro per la sua neonata collana Strade Perdute. Fabio aveva letto Alla fine della notte e gli era piaciuto e per lo stesso motivo anche la mitica Alda Teodorani gli aveva suggerito il mio nome. Nardini non ci ha messo molto a convincermi anche perché ho trovato in lui il mio stesso entusiasmo per i libri e per la scrittura. Ma, cosa più importante, sapevo che con lui Dark Circus sarebbe stato pubblicato come lo volevo io, senza compromessi e con dentro tutto, ma proprio tutto quello che volevo, comprese le illustrazioni e la scrittura in ogni sua forma di linguaggio, da quello della canzone a quello del teatro, da quello fumettistico a quello cinematografico. Fabio è stato molto paziente, ogni volta che mi veniva in mente una nuova idea o modifica gliela inviavo, come per esempio la ghost track a fine libro, anche dopo la revisione delle bozze e a pochi giorni dalla stampa. Gianfranco Nerozzi si è reso subito disponibile a scrivermi la prefazione nonostante non ci conoscessimo e fosse presissimo proprio in quel periodo a ultimare il suo nuovo romanzo Il cerchio muto. E altrettanto disponibile è stato Carlo Lucarelli che senza neanche pensarci mi ha permesso di inserire nel libro anche la sua introduzione al racconto L’odore. Non posso che ringraziare di cuore tutti loro.

Hai citato il linguaggio del teatro e mi sono ricordato di aver sentito dire che a fine mese verrà messo in scena a Roma uno dei racconti del libro…

E’ vero. Si tratta del racconto Morte e 9 euro e 20 ed è una grande soddisfazione per me. Se ne sta occupando l’attrice Katia La Galante che un’ottima professionista.

I racconti contenuti in Dark Circus e nel tuo primo lavoro presentano una serie di elementi ricorrenti: la figura dello scrittore e la ricerca dell’ispirazione, persone o personaggi come El Brujo e Sophia Drakov, donne o fate bellissime quanto pericolose, la morte, e poi riferimenti cinematografici, fumettistici  e musicali il tutto spesso calato in una sorta di fiaba gotica.C’è una specie di mondo, di personaggi, di sentimenti comuni che ruotano attorno alle tue opere? Che cosa cerchi di far emergere maggiormente da un tuo racconto, che sensazioni vuoi provocare nel lettore?

Certo, è il “progetto” a cui mi riferivo prima, una sorta di microcosmo in cui si muovono i personaggi che ho creato e che sono tutti ispirati da figure reali e a me molto vicine. Mi piace raccontare situazioni lontanissime dai canoni della mitologia americana, storie picaresche che entrano nel dominio dell’impalpabile e nell’aura delle favole, tragitti quotidiani che possono essere travolti dal caso. Il caso può cambiare la vita di un uomo. E’ quanto accade al Brujo, poeta e stregone, cavaliere con molte macchie e qualche paura. I miei personaggi affrontano mostri nel senso a volte etimologico e a volte solo metaforico della parola, esseri che in fondo abitano il cuore di ciascuno, pronti a venire alla luce nei momenti più ordinari della giornata. Troverete ancora, come in Alla fine della notte, uomini innamorati di pallidi e ambigui personaggi femminili, di ragazze dolcissime e sadiche al contempo. E li troverete di nuovo interdetti da queste luminose oscurità. Il Brujo stesso continua a spiaccicarsi come una falena nella luce che lo attrae. Il tutto ambientato nelle province di una Bologna non solo tenebrosa, ma anche solare. Solare però come le pellicole horror di Pupi Avati, in cui le piccole città emiliane e romagnole, apparentemente distanti anni luce dal fantastico e ancor di più dall'oscuro si rivelano invece malsano ricettacolo del male. A testimonianza che il male non necessita di chiese più o meno sconsacrate, di lugubri lande nordiche, di tetre selve americane, ma si può trovare sepolto anche nelle case intrise d'umidità della foce padana. Ma il Brujo ha capito, è stato costretto a capire, che quando il Bene e il Male si scontrano con il “bene o male” allora ne escono sconfitti tutti quanti e a vincere è sempre e solo la carne. E in agguato sullo sfondo, sempre, la musica di un sassofono o di un banjo e la dimensione onirica, fra Mary Poppins e Mary Shelley, fra Swift e Swing. O come direbbe il Brujo: “un po’ di Peter Pan, un po’ di Peter Parker, un po’ di Charlie Parker, un po’ di Clive Barker”.

L'antologia Sguardi Oscuri in cui è presente un racconto di Fantelli
L'antologia Sguardi Oscuri in cui è presente un racconto di Fantelli

E Sophia Drakov chi è?

Una poetessa e ballerina di origine ungherese, ma francese di adozione, quasi sconosciuta in Italia. Negli anni Novanta sbarcava il lunario danzando nei nightclub. I suoi versi sono una grande fonte di ispirazione per me. Cito spesso Sophia, adoro mettere un suo verso in apertura di un mio racconto. Ci siamo incontrati anni fa nel cimitero di Père Lachaise a Parigi, sulla tomba di Jim Morrison. Ci lega una profonda amicizia e una reciproca stima. Prima di pubblicare qualcosa la faccio sempre prima leggere a lei.

Parlando ancora dei tuoi personaggi, se Colombina è una vera Tromette, che cos’è Arlecchino?

E’ un clown guerriero, è un eterno Peter Pan, è il giullare che tenta di far divertire il suo re e la sua Colombina, a ogni costo, è l’uomo che veste di seta la propria donna. Ma quando tutti se ne vanno e Arlecchino resta solo con i suoi pensieri sanguinanti, seduto in riva al fiume a guardare i cadaveri trasportati dalla corrente, non c’è nessuno che faccia divertire lui, che baci le sue tiepide lacrime. E il suo dolore è inconsolabile, se non con l’amore di Colombina. Senza Colombina la vita di Arlecchino non ha senso. Per fortuna gli dei gli hanno concesso il dono dell’ironia.

Nelle tue storie ricorre spesso la figura di qualcuno che si taglia da solo. Ci sono davvero persone che lo fanno per il piacere di farlo?

Certo. Ed è una realtà che fa venire i brividi proprio perché vicinissima a noi. In America il fenomeno è piuttosto diffuso, li chiamano “cutters”. In Italia non ne parla nessuno, forse sono il primo a scriverne. Una ragazza di sedici anni affetta da questo disturbo ha dichiarato “quando il dolore è troppo forte mi basta passare una lametta sulla pelle per farlo uscire”. E un'altra: “Ero spaventata, ma più mi tagliavo, più il mondo intorno a me sembrava assumere qualche significato”. E ancora, questa volta un uomo di quarantatrè anni: “La sensazione del sangue che scorre via è meglio del sesso, più potente di qualsiasi droga”.

Parliamo del processo creativo e delle tecniche narrative. Come nasce un’idea e come la sviluppi? Qual è il tuo metodo di lavoro?

Un’idea arriva all’improvviso, può nascere da qualunque cosa vista o letta o sentita. In genere io prendo le idee dalla vita di ogni giorno o da un ricordo, da un sogno… Molte idee mi vengono viaggiando in auto mentre ascolto la musica… Ma tu lo sapevi che il 70% delle radio americane trasmette musica country?... Comunque una volta che l’idea è arrivata me la tengo dentro per un po’, me la coccolo, la mia mente comincia a costruirci intorno una storia che prende vita da sola. A quel punto non potrei più fermare il processo creativo neanche se volessi. Il più delle volte quando mi siedo per scrivere so già tutto, ho già tutto in mente dall’inizio alla fine. Lavoro molto per immagini, vedo i miei personaggi muoversi e parlare, mi immedesimo e mi emoziono. Il lavoro difficile è cercare di trasportare quelle emozioni su carta, mi auguro di riuscirci almeno in parte.

Nella quarta di copertina di Dark Circus sei definito come “uno dei più originali tra gli scrittori emersi nell’ultimo decennio”. Come giudichi la scena degli scrittori italiani? C’è speranza per il genere horror?

Sì, be', chi l’ha scritto spero che abbia ragione (ride)... Riguardo al genere horror, sì, credo davvero che ci sia speranza, c’è tanta linfa gotica che scorre da bravi autori italiani come i già citati Nerozzi e Teodorani, ma anche Giovanni Buzi, Danilo Arona, Gianfranco Manfredi e Antonio Tentori, solo per citare qualcuno tra quelli davvero horror. E spero sempre in un ritorno di Tiziano Sclavi

Illustrazione di Sfefano Fanfulli per il racconto "E lo chiamerai Coltelloaffilato"
Illustrazione di Sfefano Fanfulli per il racconto "E lo chiamerai Coltelloaffilato"

Vedremo mai un romanzo di Stefano Fantelli? Quanto c’è di autobiografico nelle storie che racconti e quanto di romanzato nella tua vita?

Un romanzo di Stefano Fantelli io l’ho visto, c’è, esiste e sta girando tra gli addetti ai lavori. Ma non ammetterò altro… Di autobiografico nelle mie storie c’è tantissimo, io direi almeno il 90%. Mi piace prendere spunto dalle cose che mi succedono e poi ricamarci un po’ su, è divertente. La mia vita sembra un romanzo ed è bella così, racconto storie che ho vissuto e che sembrano inventate. Sono uno scrittore incredibile… ma nel senso che nessuno mi crede (ride). Nonostante da bambino mi sia stato detto ripetutamente di non inventare le cose, ho sempre voluto fare lo scrittore di professione e ho sbarcato il lunario facendo ogni tipo di lavoro, compreso il lucidatore di bare, lo sparring partner per pugili e lo scaricatore di acqua minerale. Tutti mestieri che mi hanno arricchito di storie e personaggi…

So che sei un appassionato lettore di fumetti (oltre che di romanzi), come è nata questa passione e quanto ha influito nella tua carriera di scrittore?

La mia passione per il fumetto è nata prestissimo, quando non sapevo ancora leggere. E forse proprio per questo è stata importante nella mia capacità di inventare storie, perchè non sapendo leggere immaginavo una storia guardando i disegni dei fumetti di mio fratello Gian Luca. Ho amato, negli anni, tutti i fumetti della Bonelli e della Marvel per poi approdare in quel porto meraviglioso che è la Dark Horse con i suoi autori folli e geniali. Alan Moore e Neil Gaiman per citarne alcuni, ma sono tanti… Anche Garth Ennis e Mike Mignola… hanno influito tantissimo nel mio modo di raccontare.

Hai qualche aneddoto in particolare da raccontare inerente la tua professione di scrittore?

Un’infinità di aneddoti. Le lettere prestampate di rifiuto, i “colleghi” emergenti, gli attori e le attrici che interpretano le tue cose alle presentazioni, i vari gatti e volpi ovvero banditi travestiti da editori, le mail cariche di critiche poco costruttive da parte di scrittori affermati, le presunte fate che mi vengono a cercare e tanto altro ancora, c’è l’imbarazzo della scelta… Sto pensando seriamente a una rubrica dove il Brujo racconta questi aneddoti... Magari la propongo a Horror Magazine!

Illustrazione di Stefano Fanfulli per il racconto "Morte e 9 euro e 20"
Illustrazione di Stefano Fanfulli per il racconto "Morte e 9 euro e 20"

Ci puoi anticipare qualcosa sui tuoi progetti futuri?

Sto lavorando a diversi progetti, tra cui anche una serie a fumetti che ha per protagonista il Brujo. E mi piacerebbe scrivere una sceneggiatura per il cinema, le idee ci sono, tante... Al momento, però, mi sto allenando per diventare campione del mondo di Chess boxing, disciplina che combina pugilato e scacchi, la vittoria è per scacco matto o knock-out (info: wcbo.org).

Per finire, cos’è un Brollachan?

Nelle mie storie è una creatura malefica e invisibile che vive aggrappata alle spalle degli esseri umani che hanno aspirazioni letterarie, sortendo l’effetto contrario a quello della musa Calliope. In principio vezzeggia i pensieri degli Joyce in erba, dando anche suggerimenti e incitando alla scrittura, per poi abbandonarli a sé stessi, insensibile ai loro richiami disperati. Il mio Brollachan non demorde, è sempre qui sulla mia spalla…  ma lo tengo a bada.

Stefano “El Brujo” Fantelli è ossessionato dalla scrittura in ogni sua forma di linguaggio, da quello della narrazione a quello delle canzoni, da quello cinematografico a quello del fumetto. Ha all’attivo più di 100 pubblicazioni apparse su numerose riviste e antologie con diversi editori. “Tante parole” dice. E altre se le è fatte tatuare sul corpo, ma non in punti troppo visibili. “Un libro di carne, una stele umana”. Si è aggiudicato più volte i premi letterari nazionali Navile e Coop For Words e dal 2002 partecipa alla manifestazione letteraria “Bologna Ad Alta Voce”. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Alla fine della notte” (Mobydick, 2003) e “Dark Circus” (Cut-Up, 2008). Il suo e-book “Bambine cattive” (La Tela Nera, 2004) scaricabile dal sito www.latelanera.com ha avuto più di 50.000 download. Al momento si sta allenando per diventare campione del mondo di Chess boxing, disciplina che combina pugilato e scacchi, la vittoria è per scacco matto o knock-out (info: wcbo.org).