La sesta uscita di Zothique è interamente dedicata alla figura di Gustav Meyrink, lo scrittore austriaco, esoterista e iniziato autore del celeberrimo Der Golem. Il numero è impreziosito da un intervento di Gianfranco De Turris intitolato La fantasia esoterica di G. Meyrink. Il critico romano è indubbiamente un grande esperto “meyrinkiano” e, nel corso del tempo, si è soffermato sulla sua opera con una serie di saggi. In particolare ricordiamo la sua introduzione a La casa dell’alchimista, romanzo incompiuto, in cui spiegava su come ci fosse stata, da parte della critica italiana cosiddetta progressista, un’opera di “neutralizzazione” nei confronti di autori come H.P. Lovecraft, Tolkien e appunto Meyrink. Probabilmente Meyrink ha avuto la sventura di essere stato tradotto e presentato al pubblico italiano dal filosofo tradizionalista Julius Evola, un nome che ancora suscita molti problemi per gli alfieri del “politicamente corretto” come si può leggere nell’introduzione della ristampa Bompiani di Il Golem. In questo modo si spiegano i giudizi del germanista Alberto Spaini e di Claudio Magris che tendono a minimizzare l’aspetto esoterico dei suoi libri. O perché Angelo Maria Ripellino lo abbia definito un “ciarlatano mistico”. O come mai le Edizioni del Gattopardo (cambiato il nome in La Bussola) cassarono le introduzioni “evoliane” sostituendole con quelle di Spartaco Proietti. Stessa tecnica usata dalla Bompiani che ha sostituito, per Il Golem, quella preziosa di un intellettuale come Elemire Zolla con una nuova e piatta di Ugo Volli. D’altra parte non si può negare l’interesse della destra radicale in Italia, quella più interessata a tematiche di tipo esoterico, nei confronti di Meyrink e questo magari scoraggia qualcuno. Il problema con questo autore è, e questo vale soprattutto per i romanzi, che la sua opera non va scissa dal suo sostrato esoterico pena il non capire completamente il significato della sua produzione o trovarla addirittura indigesta.

In ogni caso questo speciale di Zothique è un’ottima guida per chi voglia approcciarsi alla sua narrativa ma, allo stesso tempo, costituisce anche un feticcio imperdibile per i collezionisti. Numerose sono le foto e le illustrazioni fra cui segnalo quelle di Gino Carosini (autore anche della raffinata copertina), quelle splendide di Hugo Steiner Prag per Der Golem e le riproduzioni delle copertine dei suoi libri. Dopo il citato articolo di De Turris, Matteo Mancini analizza la sua narrativa breve con un ottimo, approfondito e articolato intervento anche se il titolo (Gustav Meyrink: da “ciarlatano mistico” a Maestro del gran Risveglio”) è forse un po’ fuorviante. Gustav Meyrink: il lato occulto della narrativa del terrore è invece opera di chi scrive. Mi sono soffermato sui romanzi e ho parlato del gruppo musicale Il Segno del Comando di Diego Banchero, il quale ha fornito un’interpretazione originale del suo interesse (come psichiatra) per questo scrittore. A proposito di Der Golem troviamo qui un saggio di Angelo S. Rappoport tradotto da Pietro Guarriello che narra la genesi di questa leggenda. Marco Maculotti in La Dottrina del Risveglio: la saggistica di Gustav Meyrink si sofferma sui suoi saggi, assolutamente essenziali per capire l’autore e la sua filosofia. Questi sono stati raccolti di recente nel volume Alle frontiere dell’al di là curato da Gianfranco De Turris e Andrea Scarabelli. Troviamo poi 3 racconti inediti tradotti Elsa Muller che non mancano di essere grotteschi nella loro ironia confermando la vena del periodo in cui scriveva per la rivista Simplicissimus.

L’ultimo articolo (La strana morte di Gustav Meyrink di Micheal Mitchell, anche questo tradotto da Guarriello, instancabile curatore di questa rivista) è molto emozionante e descrive la morte di Meyrink, il quale si è lasciato morire in un estremo esercizio di yoga. Gli ultimi anni per lui furono molto tristi anche a causa del suicidio del figlio.