Il nuovo numero di Hypnos ci propone una serie di autori indubbiamente poco conosciuti in Italia e si conferma una rivista di grande interesse per chi desideri approfondire la materia weird in tutte le sue sfaccettature.

Ci vengono proposti 2 nomi anglofoni come Mark Samuels e R. Murray Gilchrist. Il primo, pur essendo uno scrittore contemporaneo (è del 1967) parte però da un’impostazione weird classica. Non a caso, nel racconto qui selezionato (uno dei suoi più famosi ovvero Le mani bianche), vengono citati Arthur Machen e Algernon Blackwood (anche se in maniera scherzosamente critica) ed Eric Count Stenbock. La storia, filosoficamente, è quasi un manifesto della superiorità del fantastico sul realismo. Ci narra le vicende di uno studioso che si interessa, tramite un professore universitario eccentrico di nome Muswell, all’opera della scrittrice Lilith Blake rimanendone talmente invischiato da cadere in una sorta di incubo allucinato (non a caso Ramsey Campbell lo ha definito “maestro inglese del weirdness visionario”.

Diverso il discorso invece per R. Murray Gilchrist (1867), un autore decadente che riesce a sorprendere con squarci visionari come possiamo leggere qui su Hypnos in Il ritorno. Il protagonista ritorna, dopo un viaggio di 20 anni, al suo luogo natio trovando molti cambiamenti: nessuno lo riconosce e la madre della ragazza da lui amata sembra quasi uno spettro che vive in una casa in rovina. L’incontro con il suo amore lo porterà in una dimensione liminale simbolizzata dal Giardino D’Inferno.

Atmosfere radicalmente opposte troviamo nel racconto di Livio Cazzulani Il Tango è uno stregone (a me è piaciuto moltissimo) da lui anche illustrato dove veniamo immersi nelle esibizioni clandestine del Tango durante il regime di Videla in Argentina e dove troviamo, come personaggio, il grandissimo Jorge Luis Borges.

Con Nel mio garage il soldato brucia di Jacopo de Ponti cambiamo di nuovo registro in quello che è un vero e proprio incubo a occhi aperti.

Ma il pezzo forte di questo fascicolo è costituito dall’attenta e approfondita disamina di Laura Sestri sul weird russo! La riscoperta della tradizione del fantastico europeo non anglofono (penso a Jean Ray, Stefan Grabinski, Hanns Heinz Ewers, Karl Hans Strobl, J. H. Rosny ainé e l’annunciato Claude Seignolle) da parte di Hypnos è sicuramente lodevole. Vengono prese in esame in particolare le figure di Alexandr Ivanov e Leonid Andreev e ci viene presentato uno dei racconti più significativi di quest’ultimo ovvero Lui. Racconto di uno sconosciuto. Si tratta di una storia intrisa da un senso di malinconia assoluto che rivela l’estrema sensibilità di Andreev. Indubbiamente deve qualcosa a La casa degli Usher di Poe ma questo non significa che non si tratti di un testo originale in cui la realtà sfuma in una dimensione onirica.

Completano questo numero un’intervista (sempre di Laura Sestri) a Nathan Ballingrud (gli amanti del weird contemporaneo ricorderanno il suo Il nero visibile da cui è stato tratto il film Wounds); la quarta puntata della singolare strana storia dell’arte di Ivo Torello; infine un delizioso articolo di Francesco Ceccamea sulla figura di Malcolm Skey, leggendario curatore di antologie di fantasmi (notevole il suo lavoro per Theoria) morto a Torino in circostanza rimaste oscure.

Nella rubrica “Weird Library” apprendiamo poi con gioia che Luigi Musolino è stato selezionato nell’importante antologia The Valancourt Book Of World Horror Stories, Vol. 1 della Valancourt.