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Quello che aveva inizio in modo clownesco e bizzarro si tramutava spesso in qualcosa di inquietante, di soprannaturale.
(“I giorni di Clichy”, Henry Miller)
Non voglio parlare di Mela.
Basta parlare di Mela. Prima di tutto perché non se lo merita e secondo perché non voglio pensare a Mela anche se quest’ultima cosa è abbastanza impossibile. Però non l’ho mica mangiata la sua torta di mele, ieri, col cazzo. E qui penserete che il Brujo è un ciarlatano che butta lì facili giochini di parole più adatti a un pubblico da asilo nido e invece io racconto solo la verità e non ci posso mica fare niente se Mela fa la torta di mele, giusto? Non ho mai capito perché per qualcuno è più facile credere a una zanzara grande come una Harley Davidson piuttosto che a Mela che fa la torta di mele. E qui mi impunto. Essì, cazzo. E rendo anche la grammatica il più merdaiola possibile perché sono incazzato. E lo so che Mela è incredibile, nel senso proprio che si fa fatica a credere a una creatura così meravigliosa, ma è anche una persona arida e incapace di amare. E mi manca da morire, la mia musa. E non lo so se le penso davvero quelle cose, anche se gliele ho dette. E le ho detto che stavolta per me lei è morta. E non voglio parlare di lei. E’ morta e sepolta, la mia cucciolina. Lei è quella che se ne va, questo è il suo ruolo sulla scacchiera del destino. Io invece sono il Brujo, che in messicano significa “povero stronzo che viene puntualmente lasciato dalla donna che adora appena prima di Natale così che possa crogiolare ben bene nella propria merda”.
Per fortuna che non sto guidando io, ho proprio la mente da un’altra parte. Angelo mi guarda senza dire nulla, con gli occhi spiritati e un sorriso da squalo che sembra Nicolas Cage in quel film che guida le ambulanze. Sta spingendo il buon vecchio camion Iveco blu al limite delle sue possibilità, credo. Credevo che sarei stato più male per Mela. Male per Mela. Sono proprio un cazzuto giocoliere di parole. Ho scoperto che riesco a ridere con Angelo e con il mio cane. Ho scoperto che riesco a scrivere. Ma forse solo perché sono il Brujo. A ogni modo credo che ora vomiterò. Le tre porzioni di lasagne di ieri sera mi devono essere rimaste tutte nello stomaco. E dire che non avevo neanche fame.

Angelo è anche lui incazzato, ma in dosi minori. Un po’ per il comportamento assurdo di Mela (cazzo non puoi smettere di amarmi dalla sera alla mattina) e un po’ perché un certo Matteo Federici mi ha scritto dicendo che le mie storie assomigliano un po’ troppo a quelle di Dylan Dog. Cazzo dici, Matteo Federici? C’entra un emerito cazzo Dylan Dog con la mia vita. Tanto di cappello all’Indagatore dell’Incubo e ai suoi sceneggiatori, tutta gente con testicoli da dinosauro, ma questa è la vita vera, capito? Qui la gente muore davvero e i cattivi sono cattivi sul serio, qui si ama e si piange, si sta appesi con i denti aspettando con voglia o paura qualcosa che sta dietro la porta, qui ci facciamo il culo ogni giorno per sbarcare il lunario, perché (hei!) non è che in Italia con i libri si guadagni tanto se sei un italiano e per giunta emergente. Allora fai cose che Dylan Dog non ha mai fatto, tipo consegnare l’acqua minerale su un camion che non sai se sarà in grado di riportarti a casa e non te ne fregherebbe niente se poi a casa ci fosse Mela ad aspettarti. E invece non c’è, ci sono solo le sue parole piantate ancora qui nello stomaco come lame di Toledo. Ma ora vomito, vedrai che ora vomito e inizio frasi con “ma” e con “e” così i baroni della letteratura si rivoltano nelle loro tombe dorate.
19 SISTEMI E OGGETTI EFFICACI COME AUTOPROTEZIONE CONTRO LE FATE
1) Rivoltare i vestiti (un guanto rivoltato disperde le festaiole se viene buttato all’interno di un cerchio delle fate)
2) Ferro. Per esempio un coltello sulla soglia di una porta o un chiodo in tasca o anche un paio di forbici aperte appese sopra il lettino di un neonato.
3) Acqua corrente
4) Pane (e carboidrati in generale)
5) Una croce
6) Sale
7) Sorbo selvatico e filo rosso (gli scozzesi attaccavano sulla porta d’ingresso o legavano alla coda delle mucche un nastro rosso per tenere alla larga le fate. In altri luoghi si avvolgeva attorno al petto dei bambini un pezzo di stoffa rossa per proteggerli dal piccolo popolo)
8) La terra di un vecchio cimitero
9) Ghirlande di margherite
10) Pietre forate
11) Ferri di cavallo (ferro e simbolo della luna combinati insieme)
12) Lino sul pavimento
13) Scarpe disposte con la punta in direzione opposta al letto
14) Una calza sotto il letto
15) Un coltello sotto il cuscino
16) Un rametto di erica
17) La testa di un maiale o un pentagramma disegnati sulla porta
18) Bruciare i biancospini
19) Iperico (Erba di San Giovanni)

Mi piace che siano 19 e non 20. Qualcosa di incompiuto. Come la vita. Come i 99 racconti di Hemingway. E ‘sto posto qua è in culo ai lupi e non arriviamo mai ed è tutta una curva in salita con alberi modello Foresta Nera. Anche con la prima l’Iveco sale a stento, tutte le bottiglie tintinnano dentro le casse, poi Angelo innesta una marcia che lui chiama “Primina”, una mossa che ci impedisce di tornare giù all’indietro a velocità supersonica. E dice:
— Mi sa che siamo quasi arrivati, non per dire.
E la sua voce mi suona strana perché è troppo tempo che nessuno dei due parlava. Mi chiedo se non era meglio che stavo zitto con Mela, che se ne andava e basta, che magari poi tornava se io non le vomitavo addosso la mia rabbia, meglio vomitare solo lasagne troppo unte e stare zitti, che un silenzio a volte conta di più, e la Mela, lì, si immaginava chissà quali cose nella mia mente da Brujo e si prendeva pure paura di perdermi. Però c’ho ragione io, chiaro come il cazzo, che me l’ha detto anche Angelo. Ma mi consola per niente ‘sto pensiero qua, vorrei solo averla qui che mi chiede scusa, vorrei solo averla qui e basta. E Angelo schiocca le dita e poi ne punta un paio verso… dove? Io prima guardo le sue dita da lavoratore manuale e poi guardo nella direzione che puntano e vedo la casa che sembra un po’ quella di Biancaneve e i Sette Nani, anzi, no, è più quella dei Tre Porcellini, perché non è tanto grande. C’è un’altra costruzione a fianco, un capanno per gli attrezzi, una cosa così. Il fumo esce da un comignolo di pietre rosse. E’ impossibile non sentirci arrivare tra il rumore delle bottiglie e quello dell’Iveco che sta tirando gli ultimi e Angelo che grida con la testa fuori dal finestrino:
— E’ l’aacquaaa!!
La porta della casa si apre e loro escono e io e Angelo ci guardiamo senza dire nulla, che abbiamo entrambi lo stesso pensiero, mi sa, e cioè che è proprio una di quelle giornate del cazzo. Io sospiro e scendo dal camion e mi scrocchio le dita e vaffanculo, almeno riuscissi a vomitare.
— Porcalatroia, Brujo! — dice Angelo — Dobbiamo fare qualcosa che Dylan Dog non ha mai fatto!
Loro si avvicinano, sorridenti.
Fine prima parte, continua lunedì prossimo
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L'illustrazione di apertura è di Viviana Giovannini.
Stefano Fantelli è ossessionato dalla scrittura in ogni sua forma di linguaggio, da quello della narrazione a quello delle canzoni, da quello cinematografico a quello del fumetto. Ha all’attivo più di 100 pubblicazioni apparse su numerose riviste e antologie con diversi editori. “Tante parole” dice. E altre se le è fatte tatuare sul corpo, ma non in punti troppo visibili. “Un libro di carne, una stele umana”. Si è aggiudicato più volte i premi letterari nazionali Navile e Coop For Words e dal 2002 partecipa alla manifestazione letteraria “Bologna Ad Alta Voce”. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Alla fine della notte” (Mobydick, 2003) e "Dark Circus" (Cut-Up, 2008). Il suo e-book “Bambine cattive” (La Tela Nera, 2004) scaricabile dal sito www.latelanera.com ha avuto più di 50.000 download. Al momento si sta allenando per diventare campione del mondo di Chess boxing, disciplina che combina pugilato e scacchi, la vittoria è per scacco matto o knock-out.
1 Secondo me sono Angelo e il Brujo con in mano una bella teglia di lasagne belle unte!!!
» postato da (Riccardo Frabetti) alle 14:23 del 03-12-2009