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HorrorMagazine

Twilight


9. Un uomo blu
di Stefano Fantelli

Angelo visto Da Dario Viotti

E credo che passerà molto tempo
prima che l’atterraggio mi persuada di nuovo
che non sono l’uomo che mi si crede a casa
Oh no, no, no. Sono l’uomo del razzo.
Un uomo razzo che se ne sta qui a fondere le sue valvole.
E tutta questa scienza. Non la capisco.
Per me è solo il mio lavoro. Per cinque giorni a settimana.
Essere un uomo razzo, un uomo razzo.
E penso che lo sarò per lungo lungo tempo…
(“The Rocket Man”, Elton John)
 
A volte io e Angelo andiamo sul tetto del suo palazzo, soprattutto quando Mela mi dice cose come “tu non capisci” oppure “non puoi cambiarmi”. Allora vado con Angelo sul tetto e lì seduti sembriamo due gargoyle. Parliamo oppure non diciamo niente, beviamo birra e guardiamo le nuvole che passano in cielo e la gente che passa giù in strada e lui fa commenti tipo “porcalatroia” e io gli dico “caromio”.
C’è stato un periodo in cui Angelo si era messo in testa di fare l’attore, così andò a un provino per un film di Pupi Avati. Il film era “Dichiarazioni d’amore”. Quando arrivò all’hotel dove facevano i provini, Avati lo intervistò e parve colpito da Angelo, ma gli disse che per la Bologna degli anni 50 purtroppo era troppo alto. Però salutò Angelo dicendogli che avrebbe girato qualche scena relativa a una partita di basket e allora forse sarebbero servite delle comparse, ma Angelo non venne mai richiamato e così terminò la sua esperienza di attore.
E’ freddo, ma ha smesso di piovere e non ho voglia di rientrare. Angelo si rulla una sigaretta e l’accende. Mi incanto a guardare il fumo che sale in cielo. Quando sono così amaro e riflessivo qualunque cosa mi scivola addosso. Non ho voglia di parlare, ma una cosa devo proprio chiedergliela.
— Angelo?
— Mm?
— Perché ti sei messo la felpa di Mela?
— Boh. Mi piace. Abbiamo la stessa taglia.
E’ la felpa nuova, quella bianca col gatto Felix.
— L’ha pagato un sacco. Stai attento a non rovinarla, caromio.
— See… Tranquillo.
— Se la sporchi ti ammazza.
— Mica la sporco, Brujo, non mi angustiare, ‘calatroia.
— Io te l’ho detto.
— Come faccio a sporcarla?
— Non lo so, Angelo, con la birra, con la cenere, col muco del tuo naso o con una cazzo di cagata di piccione che viene giù dal cielo…


La Graffiatrice

— C’è un uomo blu.
— Cosa?
— C’è un uomo blu e grasso alle tue spalle. Non per dire, eh?
Mi volto e vedo quest’uomo grasso e blu, c’è davvero, porcalatroia. Sul tetto del palazzo c’è questo tipo dalla pelle blu cobalto che cammina verso il cornicione e quindi verso di noi. Ed è quasi nudo, indossa solo un paio di pantaloncini di jeans e sulle spalle ha quello che a prima vista mi pare uno zaino. Le labbra sono di un blu più scuro e sono serrate, il suo sguardo è puntato verso il cielo. E quello che porta sulla schiena non è uno zaino, ma un razzo. Angelo tira una gran boccata dalla sua sigaretta e gli fa:
— Non hai freddo, ciccio?
L’uomo blu non dice niente. Dubito persino che si sia accorto della nostra presenza. Il razzo è così grande che inizia da dietro le sue ginocchia blu e finisce un po’ sopra la sua testa blu priva di capelli.
— Forse è diventato blu per il freddo. — dico. E Angelo comincia a ridere come un cretino, neanche si fosse fatto una canna.
— Testa di razzo! — dice sottovoce — Testa di razzo!
L’uomo blu si avvicina al cornicione. Ha la pelle piena di cicatrici di un blu più chiaro, sembra un libro di carne, una stele umana. Però blu.
Che qui poi ne sappiamo qualcosa tutti di cicatrici, io, Mela, e anche Angelo. Guardo la mano destra del mio amico, con quella grossa cicatrice in rilievo che la circumnaviga tutta quanta. L’ha lasciata nella Graffiatrice, diversi anni fa, quella cazzo di mano, ma gli funziona al cento per cento. La Graffiatrice non è mica un demone, porcalatroia, è un macchinario che usano nelle grosse aziende che producono carne conservata. Vi entrano grossi blocchi di carne congelata e ne escono pezzetti di qualche centimetro di spessore, in pratica è un grande cilindro munito di “denti affilati”, una sorta di enorme punta di trapano che gira molto veloce. Il povero Angelo, all’epoca addetto alla Graffiatrice, un lunedì mattina, reduce da un weekend di sballo alcolico e tifo da stadio, vedendo che i pezzi di carne faticavano ad entrare nella macchina infernale ebbe la geniale idea di dargli delle spinte con le mani nude, sempre più vicino alle lame. Fu così che la destra gli rimase infilata dentro, ma con un’improvvisa e provvidenziale presenza di spirito Angelo seguì il movimento delle lame mentre estraeva la mano, trovandosi così un taglio profondo intorno a tutta la mano con tanto di brandelli di carne pendenti dal dorso, anziché un moncherino sanguinante. La Graffiatrice avrebbe potuto ingoiarselo fino alla spalla. Aveva ragione Napoleone quando disse che contro il culo la ragione non vale. Mi sono sempre chiesto se fu a Waterloo che pronunciò queste parole.
Anche il cranio lucido dell’uomo blu è arabescato di cicatrici. Si congela in posizione plastica, con una mano su un fianco e l’altro braccio disteso col dito puntato verso l’infinito, la trippa blu che gli ricade su una cintura di serpente.
— Sembra una teiera. — dice Angelo, sempre ridendo.
Si scompiscia e non è tanto la battuta a far ridere anche me, ma è la sua risata che è trascinante. Mi accorgo solo ora che in una mano stringe una scatolina di plastica nera da cui esce un cavetto che si collega al razzo. 

Ho sempre voluto fare lo scrittore, raccontare storie, anche se da piccolo mi dicevano sempre di non inventare le cose. Spedivo agli editori scatole da scarpe piene di racconti. Ho lavorato nei mattatoi dell’umanità, ogni mestiere che ho fatto mi ha arricchito di storie e di personaggi. Volevo essere il migliore, il nuovo Hemingway, il nuovo cazzuto Joyce. Volevo batterli tutti. Scrivevo anche sulle pareti. Pestavo i tasti della mia macchina da scrivere, una plumbea Everest comprata di seconda mano al parco della Montagnola, al mercatino delle pulci. Tutte le sere che non lavoravo frustavo il nastro, le parole mordevano il foglio, ma prima o poi i messicani battevano con la scopa sotto i miei piedi e dicevano “Vogliamo dormire, Brujo, ci alziamo presto domattina!”. Allora dovevo smettere. Battevo ancora due o tre parole e poi smettevo. E continuavo a mano, su un quaderno, con una penna blu Pilot BP-S Fine, con la luna che entrava dal lucernario e mi trovava sempre sveglio e acceso. Era l’inferno, quello, in un certo senso. Ma mi piaceva. Avevo tutta quella follia, quel fuoco, quelle idee, ma mi mancava la tecnica per padroneggiarle. Ero troppo giovane e non ero Dostoevskij. Era troppo presto, credo. Avrei forse dovuto sforzarmi di tenere la scrittura dentro, trattenere nello stomaco e nel cuore quei demoni terribili anziché tentare subito di imprigionarli sulla carta. Così un giorno la scrittura sarebbe stata incontenibile, avrei vomitato parole mio malgrado, avrei sognato trame di senso compiuto.


La supercazzuta Everest

La supercazzuta Everest la conservo ancora, sta là nel mio studio, si riposa. Insieme abbiamo scritto robe come “La triste storia di Sir Drake” e “La domanda non pronunciata” che sono i primi racconti che ho pubblicato. La visione dell’uomo blu razzomunito mi scivola addosso come pioggia, sono lì seduto sul tetto insieme ad Angelo a pensare la frase “ma chi vuole cambiarla?” e l’uomo blu sta per decollare, credo, ne ha tutta l’intenzione a quanto pare.
— Io non lo farei. — gli dice Angelo. — Porcalatroia.
L’uomo blu neanche lo degna di uno sguardo, Angelo. Mela è dovuta andare via di nuovo, ma questa volta starà via solo una settimana. Prima di partire ha detto che le dispiace di aver detto quelle cose. Però son passati già due giorni e non ha ancora chiamato e questo fa girare non poco i miei maroni da brujo. L’esplosione del razzo è assordante, un tuono che squarcia il silenzio e i pensieri. L’uomo blu deve aver premuto il pulsante sulla scatolina di plastica nera e qualcosa non deve essere andato nel verso giusto, cazzo. Io e Angelo veniamo investiti da brandelli di pelle blu e schizzi di sangue rosso scuro, quasi nero. Mi fischiano le orecchie. Sento un forte odore di anice. Mi guardo intorno e vedo l’uomo blu a faccia in giù con la schiena fumante, non so se è vivo o se lo è mai stato. Quando sono così amaro e riflessivo qualunque cosa mi scivola addosso. Angelo si tiene i palmi delle mani sulle orecchie. Gli punto un dito contro, ad Angelo, e dico:
— Felix.
— Cosa? NON SENTO NIENTE!
— FELIX! E’ SPARITO!
Ed è vero, giuro. Punto ancora il  dito verso la felpa di Mela, è così imbrattata che Felix non si vede più. Gli schizzi di sangue sembrano formare un… cosa? Angelo si muove in continuazione e non riesco a seguire il “disegno”, probabilmente sono io che voglio vedere simboli e significati ovunque. Non sono ancora al punto che pensare al ventre di Mela mi fa star male, ma quasi, sarò in quelle condizioni fra un altro paio di giorni, credo. Angelo si china su se stesso come un gatto che vuole leccarsi il petto. Si guarda la felpa e dal suo sguardo capisco che sta realizzando quello che è successo. Poi si alza in piedi e mi guarda aspettandosi non so quale soluzione dalle mie labbra, ma io sono il Brujo, non Mandrake.
— Porcalatroia. — dice Angelo.
— Sei un uomo morto, Angelo. — gli dico con calma infinita — Cazzo, sei un uomo morto che cammina, caromio.

L'illustrazione di apertura è di Dario Viotti.

Stefano Fantelli è ossessionato dalla scrittura in ogni sua forma di linguaggio, da quello della narrazione a quello delle canzoni, da quello cinematografico a quello del fumetto. Ha all’attivo più di 100 pubblicazioni apparse su numerose riviste e antologie con diversi editori. “Tante parole” dice. E altre se le è fatte tatuare sul corpo, ma non in punti troppo visibili. “Un libro di carne, una stele umana”. Si è aggiudicato più volte i premi letterari nazionali Navile e Coop For Words e dal 2002 partecipa alla manifestazione letteraria “Bologna Ad Alta Voce”. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Alla fine della notte” (Mobydick, 2003) e "Dark Circus" (Cut-Up, 2008). Il suo e-book “Bambine cattive” (La Tela Nera, 2004) scaricabile dal sito www.latelanera.com ha avuto più di 50.000 download. Al momento si sta allenando per diventare campione del mondo di Chess boxing, disciplina che combina pugilato e scacchi, la vittoria è per scacco matto o knock-out.
 

Data: 23 novembre 2009

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