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HorrorMagazine

Twilight


8. Una poesia d'amore per mela alle 6.15 del mattino mentre fuori la città ricomincia a bruciare e alla mia porta bussa il circo dei morti
di Stefano Fantelli

Mela vista da Dario Viotti

“Potessi credere nell’efficacia delle preghiere al Dio del Cielo… in questo che considero il momento più importante della mia vita, mi inginocchierei a supplicare parole, ma parole che mi rendessero capace di metterti a nudo tutto il mio cuore. Ogni pensiero, ogni passione sembra adesso fondersi in un solo desiderio che consuma, il puro desiderio di farti comprendere, di farti vedere ciò per cui non c’è voce umana: l’ineffabile ardore del mio amore per te… mi ameresti anche solo per la grandezza del mio amore…”
(Edgar Allan Poe, lettera a Sarah Helen Whitman, 1 ottobre 1848)

ancora un’altra poesia d’amore per Mela
al primo piano profumo di caffè e di pane
“hai fatto tutto bene, ora
ti puoi riposare” mi dice
profumo di mandarini lasciati al sole
Mela cammina a piedi nudi
dalla camera da letto scende le scale
(cicatrici sulle scapole)
fino alla cucina, la seguo con lo sguardo
solo un sospetto di capelli lisci e pelle bianca
profanata dalle lame di un solerte macellaio
sono il Brujo
e Chopin nell’aria dimostra ancora una volta
di saperla davvero lunga
(Mela, ha le ali la sua ombra)


Particolare della casa del brujo

un’altra poesia immortale alle 6.15 del mattino
mentre fuori la città ricomincia a bruciare
serrande si sollevano come palpebre di metallo
di negozi old style con nomi very esotici
molto “lupo mannaro americano a Londra”
e Mela riappare col cappotto bianco
e gli stivaletti grigi con il tacco alto
e labbra alla ciliegia alle 6.15 del mattino
vederla così e saperla mia
mi fa sentire come l’eroe Beowulf
quando strappa il braccio all'orco Grendel
e Mela dice “è stato mio padre
il primo a tarparmi le ali”
mentre alla porta bussa il circo dei morti
e mi dico “è solo il vento” e lo sento solo io
che sono il Brujo
e le mie due gatte addormentate che alzano le orecchie
ma solo per un istante e io penso
che nel pomeriggio un poeta e l’editore di una rivista
mi verranno a trovare
e io dovrò spiegargli che, cioè, la mia non è poesia
in senso tradizionale, è più qualcosa
che Baudelaire non ha mai fatto
e Mela si è fatta da sola delle piccole trecce
bionde e mi soffia un bacio leggero, a me
che non trovo niente
di meglio da dirle
che “ciao”, a Mela che quando scende le scale già mi manca
e ho anche nostalgia della mia macchina da scrivere
e fuori dalla mia finestra c’è il solito imbecille appoggiato alla parete
che canta “sono l’uomo leopardo”

e l’imbecille numero 2 suona la chitarra
e la città brucia mentre le ballerine dormono
e sognano palcoscenici parigini e bambine
vestite come bambole che ridono e corrono
incontro a loro, mentre il circo dei morti bussa forte
e io mi sento felice come quando ti svegli di notte
e guardi l’orologio e scopri che è presto
che puoi dormire ancora
prima di andare al lavoro o a scuola
alcuni uomini non sanno che devi provare diverse donne
prima di trovare quella giusta e si sposano
troppo presto   e tanto per gettare un altro po’ di merda
sul ventilatore acceso
fanno anche un figlio o due o quattro, così il loro matrimonio
è come succhiare del vomito caldo con una cannuccia corta
ma io devo pensare a come vincere
il Premio Urania, già novembre e nessuna strategia
punterò sull’elemento sorpresa (con Mela ha funzionato)


Angelo che ha perso le ali.

il telefono squilla ed è Mela che dice pensavo di farmi rossa
e io le dico cucciolina incendierai l’aria intorno a te
e Mela ride e la sua risata appaga l’anima e uccide
i fantasmi del Natale imminente e i clown affamati di risa
e di vita e di Baci di Dama e di Mela
e le trapeziste senza cuore decapitate internamente
e i lanciatori di coltelli che mi trafiggono i pensieri
tutti che mi vogliono con loro e come loro
il loro nuovo Ring Master, il salvatore
ma sono solo il Brujo, il ruolo del dio
spetta a qualcun altro, che sta ben più in alto del secondo piano
qui basta il profumo di Mela a farli svanire in un soffio
il solo pensare a lei già li priva di forza e di carne
li trasforma in un urlo muto che sento solo io, che così grande
è il potere del mio Santo biondissimo Graal

Mangio involtini Primavera e mandarini e a volte penso
che dovrei essere più lirico e meno logorroico
di così, quando parlo di Mela

sono le 8.25 del mattino ormai e la città continua a bruciare
con i suoi piccoli uomini

L'illustrazione di apertura è di Dario Viotti.

Stefano Fantelli è ossessionato dalla scrittura in ogni sua forma di linguaggio, da quello della narrazione a quello delle canzoni, da quello cinematografico a quello del fumetto. Ha all’attivo più di 100 pubblicazioni apparse su numerose riviste e antologie con diversi editori. “Tante parole” dice. E altre se le è fatte tatuare sul corpo, ma non in punti troppo visibili. “Un libro di carne, una stele umana”. Si è aggiudicato più volte i premi letterari nazionali Navile e Coop For Words e dal 2002 partecipa alla manifestazione letteraria “Bologna Ad Alta Voce”. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Alla fine della notte” (Mobydick, 2003) e "Dark Circus" (Cut-Up, 2008). Il suo e-book “Bambine cattive” (La Tela Nera, 2004) scaricabile dal sito www.latelanera.com ha avuto più di 50.000 download. Al momento si sta allenando per diventare campione del mondo di Chess boxing, disciplina che combina pugilato e scacchi, la vittoria è per scacco matto o knock-out.

 

Data: 16 novembre 2009

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