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E la voglia di volare forse mi è venuta proprio allora
forse è stata una pazzia però è l’unica maniera
di dire sempre quello che mi va!
Non potrò mai diventare direttore generale
delle poste o delle ferrovie…
(“Sono solo canzonette”, Edoardo Bennato)
Mi è arrivata la mail di uno scrittore affermato che ha letto il mio ultimo libro, ma soprattutto è arrivata Mela. Come se niente fosse, come un fulmine a ciel sereno, come aveva detto Jenny Dentiverdi, è arrivata come un’alba alla fine di una notte lunghissima.
Ci siamo raccontati tutto. Abbiamo fatto l’amore. Come vampiri assetati di noi, come tossici in astinenza, abbiamo scopato via la Morte.
Mela era appena uscita quando il telefono ha squillato. Era Angelo.
— Questa la devi vedere, Brujo. Vieni a casa mia prima che puoi.
— Arrivo.
— Porta la fotocamera, eh?
Sono carico. Potrei affrontare qualunque cosa. Potrei scendere all’Inferno, scrivere “Mela” da qualche parte e poi tornare indietro. Sono felice come un cappone scampato alle feste di Natale. Siccome sono il Brujo per sicurezza mi bevo al volo un intruglio di vino mescolato con incenso bianco, mirra e agata grattugiata. Un ottimo cocktail antielfo della migliore tradizione medica anglosassone. Mi porto dietro anche una stampata della mail dello scrittore affermato per farla leggere ad Angelo. Arrivo al suo monolocale e lui mi apre in mutande, magrissimo e allucinato.
— Allora? — gli dico — Cosa ti sei fumato?
— Questa la devi vedere, Brujo, non per dire, eh?
Questa cosa qui che devo assolutamente vedere può essere tutto e può essere niente. In fondo Angelo è quello convinto che quella volta che è andato al concerto di Iggy Pop, lui l’abbia guardato e in questo modo gli abbia trasmesso una strana forma di energia divina.
Angelo si fa da una parte e vedo la ragazza sdraiata sul letto, coperta dal lenzuolo fino al collo. Capelli neri, bocca a cuore, occhi grandi, sembra Biancaneve.
— Ciao! Come va? — mi dice lei con un gran sorriso.
Immagino che lo schifo, l’orrore, la sorpresa… sia sotto al lenzuolo.
Angelo ha un ghigno in faccia che non mi piace per niente. Prende il lenzuolo e lo scaraventa via con un gesto teatrale.

Caro Brujo, ho letto attentamente "Dark circus".
Come tutti gli irrimediabilmente buoni, ho provato per 50 anni una fascinazione intensa per i cattivi, per il male, e sono stato comunque, pur se con l'ottimismo dei cinici, un frenetico irrequieto. Ora non più. Ora provo irritazione a libri come il tuo: non ne posso davvero più di dannati, di mostri, di irregolari e freaks, di orrore, di violenza truce e priva di direzione, di malessere espresso da un cappotto nero di cuoio o da automutilazioni. Basta, non fa più per me. L'orrore cavalca il cavallo alato in mille espressioni artistiche, ma io sono già sceso dal cavallo selvaggio!
Insomma, non me lo sono proprio goduto. Per insofferenza, per prevenzione, per stupido rincoglionimento borghese, perché mi s'é rammollito il cervello. Comunque motivi esistenziali, non letterari. Già, perché la tua scrittura è bella, e soprattutto colma dell'urgenza, quel bisogno inestinguibile di scrivere che non è poi così frequente incontrare. E' solo che il tuo progetto non si vede, in queste pagine. Si vede bravura, metafisica del bisogno di scrivere, eleganza, ma niente più.
Forza, Brujo, dedicati al tuo “Delitto e castigo”, sii il nostro Cormac McCarthy! (bisogna pur avere dei modelli). Insomma io vedo in te la potenza dello scrittore.
Ora attendo il tuo rinnovato progetto.
La ragazza è nuda, a pancia in su. A una prima occhiata risulta normale, con tutte le cose al loro posto, tutte quante. Continua a sorridermi e dice:
— Ciao! Come va?
— Ma sa dire solo questo? — chiedo ad Angelo.
— L’ho conosciuta in un locale, non per dire, eh? — ridacchia — Credo che sia straniera…
— Mi sembra normale, non vedo nulla di strano.
— Il lato B. — dice con solennità — Il lato B…
Poi la prende per un braccio e fa per girarla.
— Pronto?
— E’ una roba che fa schifo?
— Naaa, è solo strana… eh!
La ragazza si volta da sola e io dico:
— Apperò! Deve essere mooolto straniera!
— Ciao! Come va?
— Come hai fatto a portarla a casa senza accorgertene?!
— Era vestita! Non per dire, eh!
Non esiste affatto un lato B. La ragazza dietro è vuota, è cava, non ha niente, né pelle, né ossa, né carne, né organi interni, nada de nada. E’ come le case nei set cinematografici dei film western, c’è solo la facciata. Direi senza ombra di dubbio che si tratta di una fata di origine islandese, meglio conosciuta tra gli esperti come “fanciulla Huldre”. Le fanciulle Huldre sono eccezionalmente belle, ma hanno lunghe code di mucca oppure, come in questo caso, dietro sono cave. Angelo, risoluto, dice:
— La fotografo e mandiamo la foto a Horror Magazine!
— Ciao! Come va?
Siccome sono il Brujo e non sono ancora sceso dal cavallo selvaggio guardo la ragazza e poi guardo lui e dico:
— Va bene. Se a lei va bene…
— A te va bene? — le chiede — Ma poi mica si vede che sei tu!
— Ciao! Come va? — risponde lei.
— Credo che in islandese voglia dire che va bene, Brujo! — mi fa Angelo — Faccio la foto e tu scrivi il testo dell’articolo!
— Si può fare.
Angelo prende la fotocamera e immortala la Huldre due o tre volte da diverse angolazioni. L’interno della ragazza è color rosa spento, non fa nessun odore. Non riesco a staccarle gli occhi di dosso, mi perdo in quel vuoto che c’è in lei, in quell’assenza, è tutto molto intenso. Poi Angelo mi trascina verso il computer per scaricare le foto mentre Biancaneve va in bagno.

— Ma no! — dice Angelo poco dopo con lo sguardo dritto nello schermo.
— Cosa?
— Non c’è, non si vede, il letto è vuoto, cazzo!
E’ vero. Nella foto il letto è vuoto, si vedono solo i cuscini e il lenzuolo e la coperta. Angelo scatta come un grillo verso la porta del bagno con la fotocamera in mano.
— Tesoro, scusa, vorrei farti un’altra foto, l’ultima!
Nessuna risposta. La porta non è chiusa a chiave. Così Angelo aspetta ancora una manciata di secondi e poi apre e fa un gran sospiro di delusione perché lei non c’è più. Non è che ci voglia molto a perlustrare il bagno di Angelo. L’unica speranza era la cabina della doccia, ma anche lì niente, nessuna traccia. In compenso, sullo specchio sopra il lavandino, scritto con il rossetto:
TU GRUFOLANTE VERRO CONTRAFFATTO
SEGNATO DAGLI ELFI
Se non ricordo male è di quel grandissimo Brujo di Shakespeare, dal “Riccardo III”. Mi dispiace per Angelo, ma sono sicuro che troverà molto presto qualcos’altro per cui entusiasmarsi, lui è un entusiasta di natura.
Sto pensando a Mela. Lo stereo suona “While my guitar gently weeps” dei Beatles. Le voglio prendere quel cardigan verde lungo che ho visto in vetrina. Solo in due meritano di portare quel cardigan, una è Mela, l’altro è il manichino del negozio. Intanto mangio prugne President da 2 euro e 66 centesimi al chilo seduto sul letto di uno sconsolato Angelo che legge la mail dello scrittore affermato e a un certo punto mi fa:
— Gliela mandiamo lo stesso la foto a Horror Magazine?
— Massì, dai.
Il disegno di apertura è di Salvo Coniglione.
Stefano Fantelli è ossessionato dalla scrittura in ogni sua forma di linguaggio, da quello della narrazione a quello delle canzoni, da quello cinematografico a quello del fumetto. Ha all’attivo più di 100 pubblicazioni apparse su numerose riviste e antologie con diversi editori. “Tante parole” dice. E altre se le è fatte tatuare sul corpo, ma non in punti troppo visibili. “Un libro di carne, una stele umana”. Si è aggiudicato più volte i premi letterari nazionali Navile e Coop For Words e dal 2002 partecipa alla manifestazione letteraria “Bologna Ad Alta Voce”. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Alla fine della notte” (Mobydick, 2003) e "Dark Circus" (Cut-Up, 2008). Il suo e-book “Bambine cattive” (La Tela Nera, 2004) scaricabile dal sito www.latelanera.com ha avuto più di 50.000 download. Al momento si sta allenando per diventare campione del mondo di Chess boxing, disciplina che combina pugilato e scacchi, la vittoria è per scacco matto o knock-out.
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